Al lavoro

CaptureNon parlo mai di lavoro. Mai. Anche a casa, mentre mia moglie mi fa la cronistoria giornaliera, io difficilmente accenno qualcosa.
Ma stavolta è un fenomeno degno di studio antropologico.

Al lavoro sto attraversando un periodo strano: mi hanno cambiato i capi, mettendo un paio di inutili spaventapasseri presi da fuori.
Sono gli N-esimi fanfaroni che parlano tanto, sembrano fare tutto loro, passano settimane a creare presentazioni con Power-point per ogni minima questione (problemi risolvibili in un quarto del tempo necessario per creare la presentazione), fanno riunioni su riunioni che si concludono sempre con aria fritta… finché qualcuno di buona volontà ,stufo di annoiarsi e di sentire cazzate, fornisce la soluzione e così li salva.
Capi passivi tenuti in vita dai sottoposti che ,per beneficenza o per incapacità di adeguarsi al rincretinimento, continuano a fare il lavoro che dovrebbero fare i capi.

Quando i sottoposti ,per una volta, non parano il culo ai capi, i problemi che inevitabilmente ne conseguono sono colpa dei sottoposti perchè non hanno saputo essere autonomi, oppure perchè non hanno fatto presente la tal questione ai capi. Se invece l’avevano fatto presente, è comunque colpa loro perchè non l’hanno ripetuto (a mò di promemoria) con cadenza almeno giornaliera.
Se un capo si trova di fronte alle conseguenza di un proprio deficit, il suo ego non accetta di ammettere il “mea culpa” e quindi inizia a sbraitare contro chiunque, spesso contro una qualche entità non ben definita, non potendosi permettere di fare incazzare qualcuno.

I capi inetti fanno la guerra ai personaggi importanti e storici dell’azienda, ne parlano male ma poi in realtà li lisciano amorevolmente perchè ne hanno bisogno come hanno bisogno dell’aria.
E’ un odio-amore: li odiano perchè purtroppo sono più intelligenti, li amano perchè fortunatamente sono più intelligenti.
Spesso ,non sapendo prendere decisioni importanti, ripiegano prendendo ferme decisioni su cazzatine completamente prive di senso.

Ne ho visti passare molti ,di personaggi simili, e sono tutti durati poco. Purtroppo temo che questi dureranno un bel po’.
Io non ho possibilità di andarmene. Mi tocca adeguarmi. Mi tocca sopportarli.
Dio mi aiuti a continuare a districarmi e sguisciare bene in questa situazione assurda, senza farmi venire il mal di stomaco.
E ,quando se ne andranno, mi aiuti a sistemare i casini che hanno combinato durante la loro permanenza.

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20 thoughts on “Al lavoro

  1. Io ho avuto il tuo stesso problema nel 2008 ed a quel punto ho deciso di licenziarmi, non sopportavo più certe situazioni a dir poco assurde. Fortunatamente ero nelle condizioni di poterlo fare ed ora, a distanza di 8 anni, non me ne pento, anzi. Purtroppo al giorno d’oggi è praticamente impossibile trovare lavoro e chi ne ha uno se lo deve tenere ben stretto, soprattutto se ha una famiglia da mantenere.

    Un saluto

    • Eh… tra l’altro io non amo il rischio. E vedo troppe persone che credevano di passare in meglio e poi invece sono finite peggio.
      A questa età non si hanno più tante possibilità di cambio.
      Poi ormai assumono solo gente in lista di mobilità o in disoccupazione, e solo con contratti super-precari. Nessuno assume offrendo subito un contratto a tempo indeterminato.
      Alla fine ,ragionando con lucidità, ti pare che per 2 teste di cazzo debba andare io a rischiare il mio culo?
      Si fottano! Quando andremo a remengo allora sarò nella condizione di dover accettare altre condizioni.

  2. Tendiamo sempre a sottostimare la quantità di idioti in circolazione. Statisticamente, ecco perchè te li ritrovi anche in posizioni di comando. Si fa presto a dire “porta pazienza”: fanno incazzare maledettamente, invece. Soprattutto a luglio, quando uno è ormai “cotto” da un anno di lavoro e non ne può più, e gli fracasserebbe le sedie sulla testa ( vero che avresti voglia ??? ). Anzi, ti dico che pur appartenendo ormai a un altro tipo di vita… sei riuscito a farmi incazzare indirettamente ! …mamma mia, ragazzi…

    • Sai che mai prima d’ora ho tanto invidiato il tuo stile di vita?
      Che fatica, che stupidità dilagante! Mi piacerebbe poter….”prender congedo” da tutte queste stupide problematiche della vita professionale.
      Ma sì, guarda…. l’importante è che domenica sono andato in montagna nonostante i forti temporali e sotto al poncho sudavo e faticavo, con la pioggia che ticchettava sulla testa…
      C’era un fresco!! Come si stava bene!

  3. Ti capisco, anche troppo… Tieni duro! E sotto sotto fregatene…Cambiano i capi mettendone altri inefficienti? Questo vogliono e questo avranno: alla malora loro!

    • Ho fatto un bel weekend e stamattina, appena tornato, dopo 2 minuti già mi stavano frullando le balle.
      Allora mi sono detto:”ma chi se ne frega? Quello che succederà, succederà comunque e io dovrò occuparmene quando succederà”.
      E via…

  4. Il bello dell’essere un capo. Essere un capo. Ricordi le parodie Fantozziane? una in particolare mi rimane impressa. C’era questo nuovo capo (no, non era il supremo, quello che aveva l’inginocchiatoio fatto con pelle umana) che promuoveva di livello solo se il subietto lo lasciava vincere a carambola. Toccò a Fantozzi (che intanto aveva preso lezioni per imparare a perdere a carambola) che, umiliato davanti a tutti dai ripetuti insulti del suo capo, alla fine vince la partita stracciandolo.
    Finzione o realtà è un pò così ovunque. L’essere capo è una condizione che permette di essere omina su ogni cosa, persino quella di decidere chi sbaglia e chi no. Non demordere. Siamo in crisi ed altri lavori non ce ne stanno in giro!

    • Mah…. qui fortunatamente non sono di fronte a situazioni di lecchinaggio. Semplicemente ci sono al mondo troppe persone che sanno vendersi dannatamente bene, molto ma molto molto meglio di quanto in realtà valgono.
      Nella aziende private che sgambettano (non quelle statiche destinate alla chiusura) questi fanfaroni prima o poi vengono riconosciuti, ma nel frattempo ne fanno di danni!

      • Ma i danni ricadono sui lavoratori, o sull’azienda stessa, in tema di immagine, budget, credibilità con i creditori… Insomma vi trovate tutti nella stessa barca, solo che a pilotarla è un capo.

        • Questo è il problema dell’essere dipendente: i dipendenti pagano gli sbagli ma NON sono loro ad avere in mano le redini dell’azieda.
          Insomma, il capo decide e poi se ne va alle Cayman, mentre i dipendenti finiscono a elemosinare un qualche settimana di lavoro anche in nero in qualche posto di merda.

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