Vivo, morto o… zombie?

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http://www.ilnavigatorecurioso.it/2013/11/01/gli-zombie-come-metafora-dellumanita-del-xxi-secolo-morti-viventi-e-schiavi-della-moda/

Riporto qualche pezzo:

Ci dice Aristotele, dal IV secolo a.C.: schiavo è chi non appartiene a sé stesso.

[Gli Zombies] “non operano in funzione di nessun principio razionale individuale: non hanno nessuna coscienza, sono automi costantemente alla ricerca di esseri umani da divorare.
Non si può trattare con loro: non parlano e non sembrano avere volontà propria, non creano entità politiche o sociali riconoscibili, sono semplicemente masse di corpi indifferenziati, corrotti e corruttori, senza altro scopo che uccidere gli essere umani “normali” e renderli come loro.
Forse quello che risulta più orripilante è che questo zombie, oltre alla carenza di coscienza, non ha nemmeno una volontà individuale: si tratta di un ente ridotto ad un semplice corpo putrido che si muove con la stessa logica di un esercito di formiche: non ci sono individui, solo masse.”

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13 thoughts on “Vivo, morto o… zombie?

  1. γνῶθι σεαυτόν o più volgarmente, conosci te stesso, disse socrate.

    It could work, disse Frederick Von Frankenstein.

    Ma che razza di fatica, disse Schwarz. E’ un lavoro improbo. Da secoli la tendenza è quella all’isolamento. Monaci di tutte le confessioni, eremiti. Oppure quella di stare dentro alle cose del mondo, come indicato da Weber con innerweltliche e ausserweltliche Askesis.

    Ritengo che stare nelle cose del mondo e trovare se stessi sia l’impresa più difficile, oggi giorno. Comprendere la propria vocazione (da cosa siamo chiamati) e la nostra mission (verso cosa siamo diretti) richiede un lavoro quotidiano di liberazione degli spazi.
    Silenzio, meditazione, letture.
    Giri in moto.
    Usiamo le vacanze per conoscerci, nei posti lontani dai living deads.

      • se vinci tanti soldi, ti rovini la vita. poche persone riescono ad avere tanti soldi e ad essere felici. Paradossalmente, sono quelli che a quel punto si dedicano solo al lavoro sapendo di avere il culo parato, e quindi tirano fuori il genio e la passione. Vatti a leggere quanti soldi ha Spielberg, va. E ti accorgi che potrebbe sanare qualche debito pubblico….

        • Povero Spielberg. Non hai un suo indirizzo email? Vorrei mandargli il mio IBAN in modo che possa liberarsi della sua infelicità.

          Guarda che io non sarei uno che si mette a sperperare i soldi su uno yacht pieno di champagne, troie e cocaina: io vedo la sistemazione economica come la liberazione dalla schiavitù, dal bisogno di elemosinare sempre qualcosa a questa società.

          • a me invece yacht e troie interessano… :-)))

            sulla liberazione della schiavitù e sul bisogno di elemosinare mi trovi fortemente critico.
            1. elemosinare come atto è un bene. Ti fa capire che non sei Dio e che quando hai bisogno devi chiedere, e ti impone di essere umile, e questo è bene.
            2. schiavitù… da cosa? dal fatto che non puoi cambiare la moto o la macchina o non puoi prendere il trilocale perchè il mutuo ti ammazza?
            Siamo schiavi delle cose di cui pensiamo di aver bisogno: ma in realtà di cosa abbiamo bisogno? di cosa abbiamo una necessità assoluta e cosa invece genera ulteriore dipendenza?
            Tu sai benissimo che quando sali una montagna e arrivi in cima ti senti bene, ti senti libero, completo. Dura minuti od ore, e poi ti ritrovi addosso di nuovo il bisogno di scalare qualcos’altro, tendenzialmente più difficile e impegnativo.
            Ma la domanda è: perchè senti il bisogno di scalarla? che cosa ti dà la scalata? a che bisogno risponde? perchè stai bene se lo fai?
            Differenziare il need dal want: quello di cui hai bisogno da quello che invece vuoi.
            Io tendenzialmente non ne sono capace, predico bene e razzolo male. Ma quanto sto attento a questo mi accorgo di avere molte cose che i soldi non comprano: bambini belli e sani, una famiglia felice, persone che mi vogliono bene, una bella moto e i soldi per mantenerla. Un lavoro che mi piace.
            Purtroppo ti accorgi dell’essenziale di fronte a situazioni drammatiche in cui la tua forza (cioè te, i tuoi soldi, le tue capacità) sono NIENTE. E allora ti ritrovi ad “elemosinare” qualcosa che non hai, e ti accorgi di quante poche, importanti, “certe” cose siano importanti per te.
            E se hai lo yacht con le puttanone che ti aspetta in porto ti accorgi di quanto poco possa alleviare il dramma.
            Mentre un amico, un abbraccio, una certezza, siano la roccia di cui hai bisogno.
            Lascia perdere il superenalotto. (Se vinci, però, mi regali lo scarico in carbonio?? 🙂

            • Molto d’accordo con ciò che hai scritto.
              Ma hai mai provato a trovarti male al lavoro e cercare di cambiare? O a scazzare in famiglia? O a “fermarti” a guardare la tua vita in modo obiettivo e farti delle domande…?
              Ciò che io cerco non sono affatto OGGETTI da possedere!
              Cerco spensieratezza, serenità, armonia, libertà di fare (anzi, non di “fare”, ma di “POTER” eventualmente fare) e anche di non fare.

              Poi son d’accordo con te che le cose più importanti della vita non si possono comprare:
              https://sognatorefallito.wordpress.com/2014/07/24/ancora-sullargomento-soldi/

              • Stai cercando quello che l’Uomo cerca fin dall’inizio della sua storia. Stai cercando qualcosa che, trovandolo, dia un senso al tutto. E che quindi, a prescindere da quello che tu abbia o no, materialmente o immaterialmente (sebbene questa suddivisione presenti forti limiti…) tu sia libero.
                Cioè soddisfatto, compiuto, pieno.
                Questa ricerca, che se vuoi un termine si chiama esistenzialismo, è dal mio punto di vista un punto di arrivo e un punto di partenza.
                Di arrivo perchè capisci che tutto quello che vivi, se lo vivi fino in fondo e con impegno, ti porta lì.
                Di partenza, perchè è un percorso impervio e costellato di tranelli, di falsi punti di arrivo e di indicazioni sbagliate.
                Se stai però su questo percorso, sarà però più facile trovare le risposte o, se sei fortunato, La Risposta.
                Da qui in poi, però, solo F2F con Birra.

                • F2f: “Face 2 Face”… l’ho capito cercando su internet. Ma che lavoro fai?
                  Ho un collega vegano, crudista, asessuato, paolotto, invasato e chi più ne ha più ne metta, a cui di solito faccio domande solo per farmi 2 risate ascoltando le risposte, ma siccome è così salutista/essenziale/”primitivo”, ieri ho provato a buttare lì la domanda: “cosa ne pensi tu di questo stile di vita INNATURALE, visto che l’uomo non è stato progettato per restare imprigionato in una fabbrica?”.
                  Speravo in una risposta soltanto un po’ profonda e filosofica, invece s’è infilato in un ginepraio di cagate in cui non ho capito un cazzo. 😀

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