Noia e insoddisfazione cronica

Ho provato a cercare su internet “insoddisfazione”, “insoddisfazione+cronica”, ma NON mi ritrovo completamente nei risultati che ho letto: questi siti di psicologia parlano spesso di un senso di competizione con sè stessi, un rincorrere continuamente una ipotetica perfezione nel proprio operato…. cosa che mi sembra più che altro da precisini rompicoglioni, da ansiosi e soprattutto da insicuri.
No, non è precisamente il mio caso.

Io soffro più di… NOIA. E vivo in un eterno tentativo di far qualcosa per non…per non perdere tempo, giornate, mesi e anni di questo pezzettino di tempo a mia disposizione che si chiama vita.
Non ce la faccio a fare come certi che…che… che si godono LA CASA, amano i weekends perchè si RIPOSANO, fanno le ferie cercando il RELAX e si godono la vita apprezzando… apprezzando… (attenzione!)…le PICCOLE cose (e magari aggiungono anche la parola “quotidiane“).
LE PICCOLE COSEEE?!?!?!!  😯
QUOTIDIANE?!??!?!
Le piccole non mi bastano. E poi mi suona come di “risparmio”, mi sembra di sentire la nonnina che dice:”dobbiamo essere parsimoniosi: spendiamo poco, mettiamo i soldini nel salvadanaio e accontentiamoci delle piccole cose“.
Ma io non voglio mettere la vita nel salvadanaio! I miei anni nel salvadanaio!
La casa e il divano col plaid me li godo solo se prima ho fatto ore di trekking con la neve fino alle ginocchia o un giro in moto che mi ha congelato!
E di quotidiano c’è solo la sveglia che suona, il lavoro, il ritorno dal lavoro per mangiare, guardare un po’ di tv e poi un’altro giorno della nostra vita è andato.

indexTra l’altro trovo che le attività rilassanti siano apprezzate più dalle donne: se vedo un’immagine, una pubblicità, dove c’è una persona che si rilassa in una spa, in un bagno con attorno delle candele, il soggetto è sempre una donna. Magari oltre alla donna è incluso nella foto anche un uomo sfigato, ma quella immagine ben studiata dal direttore del marketing è indirizzata al pubblico femminile.
Fate caso invece alle moto che vedete sulle strade in questa stagione: son tutti uomini, quasi tutti senza passeggero.

Ma chiudiamo la parentesi maschilista e torniamo al concetto di “tempus fugit”, che sarebbe il titolo più appropriato per questo post:
Anche ipotizzando (ipotizzando!) una vita di 80 anni, in realtà non tutti gli anni sono uguali e ideali per fare qualunque cosa: non parlo solo della “passività” tipica delle 2 estremità (troppo bambini o troppo anziani), bensì voglio dire che anche la parte centrale della vita è comunque segnata da diverse tappe.
In realtà non abbiamo affatto 80 anni a disposizione per qualunque cosa, bensì pezzetti di pochissimi anni [b]ognuno ideale per vivere certe esperienze e non altre[/b]. In qualche caso solo mesi se per esempio ipotizziamo una gita fattibile solo in una certa stagione a causa della necessità di certe condizioni climatiche (temperature gradevoli oppure neve, ecc).

tempus-fugitIpotizziamo un 60enne che vuole andare a sciare: rimanda rimanda rimanda ed è finito l’inverno…quindi deve rimandare a quando avrà 1 anno in più… e magari rimanderà anche l’inverno successivo e arriverà quindi a 62 anni, magari nel frattempo gli sarà venuta l’ernia al disco o l’artrosi all’anca… si farà operare e ,tempo dell’operazione e della totale ripresa, arriverà al prossimo inverno con 65 anni e ancora più possibilità di avere altri acciacchi.
Anche se quell’uomo riuscirà ad andare a sciare prima che il suo annuncio in bianco bordato di nero appaia in paese, vi pare normale che debbano passare 5 anni prima che ‘sta benedetta sciàta gli riesca?

Ma ci sono anche impedimenti dovuti a mancanza di entusiasmo o a impegni famigliari.  Forza, rispondete:
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto le ferie con zaino in spalla e biglietto inter-rail?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete dormito in spiaggia sotto alle stelle?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto il fuoco in spiaggia, completo di cannone e bagno notturno (magari nudi o in mutande)?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete avuto un’avventura con una nuova ragazza?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete dormito in tenda SULLA NEVE?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto un viaggio in moto con temperature sotto allo zero?

E pure impedimenti dovuti a…boh… da giovani si diceva “per causa di forza maggiore”:
-quand’è stata l’ultima volta che avete fatto sesso come davvero avreste voluto, soddisfando completamente ogni fantasia, senza aver nulla da invidiare a un video porno?
-quando pensate che arriverà il momento giusto per realizzare i vostri sogni nel cassetto? Questa la so! Questa risposta ve la posso dare: se aspettate momento migliore, non ci sarà MAI! ADESSO è il momento più giusto! Solo che lo stiamo perdendo cazzeggiando in altre cose.

chaplin-charlie_sportivo_pdf7b9d-1-540x700Così i blogs si riempiono di lodi al sognare ad occhi aperti:”i sogni sono essenziali per vivere“. Certo: ma è masturbazione mentale, abbastanza simile a quella sessuale (magari dopo aver visto un porno).
Internet è pericolosa: su youporn c’è l’avviso che invita i minori di 18 anni a non proseguire, ma anche su certi altri siti (avventure, viaggi…) occorrerebbe lo stesso avviso ma in questo caso per i maggiori di 18.

Sarà è anche colpa del vivere in questo periodo dove regna il “yes, we can” o il “perchè io valgo“, ma io davvero in tutta obiettività mi sento di definire la vita così: “fondamentalmente noia ,quando non problemi e tribolazioni (che è peggio), interrotta da sporadici attimi di felicità più o meno rari”.
E la divina maledizione forse ancor peggiore è che ,se potessimo avere ciò che oggi diciamo di volere, poco dopo ci saremmo già annoiati, tutto diventerebbe scontato e di nuovo vorremmo altro (magari esattamente l’opposto, cioè ciò che avevamo prima).
Come lessi sul libro ,per me magnifico, “Nelle foreste siberiane” di Sylvain Tesson: “E’ come una pallina da ping pong che rimbalza tra due racchette. Ogni volta che si raggiunge il polo opposto, ci si sente per un attimo felici. Poi l’insoddisfazione torna. E’ il paradosso di gluck, la felicità chiusa nell’istante”.
Lui l’ha scritto in relazione al bisogno di solitudine/compagnìa, ma lo stesso concetto può secondo me valere per molti altri desideri.
indexCosì come la canzone di Califano “tutto il resto è noia” si riferisce espressamente alla vita sentimentale/coniugale ma io la vedo con un significato molto più ampio: io ogni tanto canto quella canzone, ma riferendomi a tutta la vita nella sua globalità.

61 pensieri su “Noia e insoddisfazione cronica

  1. Il tuo problema è che non ti accorgi di assolutizzare le tue idee soggettive e i tuoi gusti personali. Infatti, in un commento hai addirittura scritto così:

    Esistono anche persone (anche giovani) che amano stare a casa a leggere un buon libro anzichè fare un weekend a spasso in tenda.
    Certe volte penso che in fondo siano le più fortunate: desiderano ciò che è più facile ottenere. E’ come desiderare donne brutte, automobili vecchie, piatti piccoli e ipocalorici, ecc.
    Insomma: si vince più facile se si hanno aspettative più modeste.

    Secondo i tuoi gusti personali leggere un buon libro è come desiderare donne brutte, ecc., ossia è un’aspettativa modesta. Questo succede perché non sei predisposto per la lettura e/o gli studi, quindi non capisci proprio perché altri amino dedicarvisi. A volte, poi, chi ha doti “intellettuali” fa persino rabbia e suscita reazioni un pochino scomposte e ridicole: non dico sia il tuo caso (non ti conosco, non do giudizi), ma certo è il caso di alcune persone. Ed è comprensibile: non tutti sono predisposti per le attività intellettuali, perché non tutti hanno le capacità adeguate per dedicarvisi.

    E questo ci porta al nucleo della questione: siamo tutti diversi e con predisposizioni e capacità eterogenee. Pertanto, in sintesi, per te andare in moto e in tenda è una gran cosa, per altre persone, invece, andare in moto e in tenda è noioso e privo di interesse, oltre che molto modesto. Ecco perché è sempre meglio non proiettare sugli altri le proprie più o meno velate insicurezze o i propri pensieri o le proprie idiosincrasie, perché si rischia l’effetto boomerang. Un po’ come quando si accusa un altro di essere sfigato: meglio non farlo, meglio evitare certi appellattivi, perché è la classica accusa che torna indietro subito, visto che ciascuno di noi – nessuno escluso – per qualsiasi ragione è sfigato agli occhi di qualche altro.
    D’altra parte, se non avessimo gusti, predisposizioni e capacità differenti il mondo non potrebbe proprio sussistere. Le diversità sono una ricchezza.

    En passant, esiste gente che non si annoia proprio, e fra questi conosco anche uomini che si dedicano ad attività intellettuali. Non sanno cosa sia la noia perché fanno tutto il giorno ciò che più amano. Senza moto.

    • In effetti…!

      Anche se non era questo il tema del post, ho ricevuto l’N-esima lezione di apertura mentale.
      Del resto le chiacchiere per via telematica (fin dai tempi delle BBS) hanno la particolarità di mettere in contatto le persone anche molto diverse fra loro, cioè che si sono incontrate NON grazie a un contensto, a un hobby, che abbia potuto fungere da “comune denominatore”.
      E ciò che ne risulta ,dopo qualche inevitabile gaffe, è un arricchimento personale.

      • Marco, l’abbiamo fatto tutti almeno una volta nella vita (l’ho fatto anch’io, eh): attribuiamo agli altri i nostri valori. L’importante è rifletterci e rendersi conto che il mondo sarebbe orribile se tutti fossimo uguali. Anzi, non esisterebbe proprio.

  2. Ho messo mi piace, ma non mi piace mica tanto… mi sono anche un po’ perso. Insomma non capisco cosa vuoi o cosa ti piace. Minchia io ho un sacco di idee in testa mi mancano solo i soldi… un amico qualche anno fa si tolse lo sfizio di due escort insieme… ho detto amico! Poi era contento… 3.000 euro, basta poco 🙂

    • Questi son discorsi da single.
      Non servono solo i soldi: anche la libertà.

      Che poi… quando si ha la libertà ecco che ci si sente soli, così tutta la priorità dei desideri cambia e in testa va quello di avere qualcuno…
      Del resto sono stato single per tanti anni e non è che abbia fatto poi chissà cosa di diverso in quel periodo.
      Quante volte si desidera qualcosa solo perchè sappiamo di non poterlo avere e quando poi lo otteniamo (o potremmo ottenerlo) ecco che non ci appare più così tanto magnifico!

      La verità è che ogni condizione ha dei pro e dei contro. Niente ha solo pro.
      Quel tuo amico è sicuramente invidiabile per lo sfizio che s’è tolto, ma chissà magari “lui non lo dice ma piange contro i muri” (per dirla alla Vasco Rossi).

    • ragazzi, credo che il post dominante della discussione sia la noia, capisco benissimo il tipo che ha scritto il primo post, io sono un annoiato cronico, ma la mia noia è derivata dal territorio dove abito, un cesso di culo di biella, non riesco più ad andare avanti, a parte il lavoro che limita la noia( faccio il postino) arriva il week end e mi sala l’ansia di stare da solo in un posto di merda, le ho provate tutto: hobby vari, playstation,droni, corsi di ballo, golf, insomma niente, non vado avanti più di qualche mese poi, la noia mi assale di nuovo, forse dovrei trovare una donna ma anche qui, se è una donna abitudinaria non mi resta molto di più. a quel punto preferisco tornare single, l’unica cosa che mi fa stare bene è andare via da biella ( sabato o domenica) a trovare una donna che non abita qui e passare il giorno fuori, gli altri psicologi che abbaiano non capiscono nulla del cervello o della mente degli altri, ci provano a fare la loro conclusioni, ma bisogna trovarsele da soli e sperimentare il più possibile ogni cosa o evento che ci capita anche se non vogliamo farlo….spero di esser stato chiaro a tutti

      • Secondo me stai addossando troppe responsabilità al luogo in cui vivi.
        Il giorno in cui andrai via (se mai davvero vorrai farlo) ti accorgerai che la soluzione non è spostare il proprio involucro di carne in coordinate geografiche differenti.

        Riguardo l’ultima frase “sperimentare il più possibile ogni cosa o evento che ci capita anche se non vogliamo farlo”, potrei essere d’accordo solo sul “anche se non vogliamo farlo” , nel senso che mi sono reso conto anch’io ,in passato, che spesso l’accidia/apatìa ci fanno passare qualunque entusiasmo e quindi è giusto un po’…”sforzarsi di lanciarsi in nuove situazioni anche se inizialmente controvoglia”.
        Non sono invece d’accordo con la frase in sé, in particolare con “il più possibile ogni cosa”: io penso che forse la soluzione non è AGGIUNGERE bensì TOGLIERE.
        Nonostante a noi esseri umani venga difficile metterlo in pratica in quanto il nostro istinto è di conquistare e aggiungere, la serenità si ottiene con la semplicità.
        Bada bene: ho detto “serenità” in quanto la “felicità” è solo una chimera: una carota appesa al filo che crediamo sia appena poco più in là del nostro naso e che ci fa sempre andare avanti freneticamente per conquistarla ma che in realtà non raggiungeremo mai.
        Bisogna quindi mirare alla semplice serenità. E questa si ottiene togliendo il caos che crea illusioni di felicità, miraggi, desideri ossessivi fonti di sofferenza interiore.

        Mi rendo conto che sto parlando come un prete. E ,come un prete, predico bene e razzolo male.

  3. un sabato sera una mia amica preferì stare a casa per rilassarsi e cucinare una pizza, invece di uscire con noi altri amici… quanto le invidio le persone così che amano stare a casa, con i loro hobby ed il loro relax.. io invece sono perennemente inquieta, non riesco a stare ferma un secondo (tranne con una tisana alla valeriana potente).. vorrei anche io essere così “rilassata” e non annoiarmi ogni volta che sto senza nulla da fare!!

      • la seconda!! e stranamente più cose da fare ho e più sono contenta… quando a lavoro ci sono momenti di “tranquillità” mi annoio, preferisco essere sommersa, persino quando capita un problema imminente da risolvere sono felice.. sono un caso perso lo so già… 🙂

  4. buongiorno esimio,
    hai fatto un bel misto griglia, di quelli che reclamano vini corposi e digestivi secchi

    ho letto anche tutti i commenti, lungi da me polemizzare ma… poche cose degne di nota tra tante cazzate da giornaletti per pettinatrici, incredibile constatare quanti psicologi e psicoterapeuti affollino il web, tanti, tantissimi, contendono ai sedicenti “scrittori” la palma della categoria con più iscritti, forse dovrei dire adepti

    la noia, è uno stand by naturale utile per ridurre il consumo di energie e ridistribuire i carichi di importanza alle cose, l’ozio (piccole dosi) dovrebbe essere fisiologico, come mangiare, bere, cacare, pisciare, respirare…!!! Le persone iperattive, quelle che “non hanno mai un attimo di tempo”, sono la materializzazione delle frustrazioni, delle insicurezze, dei complessi di inferiorità, oberarsi di impegni è una squallida compensazione.

    Una volta qualcuno scrisse su un muro: “l’importante non è fare ciò che si vuole ma volere ciò che si fa”, forse per associazione un’altra mano aggiunse sotto: “se non vivi come pensi cerca almeno di pensare a come vivi”. A volte capita di trovare nei graffiti verità filosofiche che latitano nei salotti degli intellettualoidi da discount.

    Nessuno, ripeto… NESSUNO ha i mezzi, gli strumenti, né tecnici né mentali, per stabilire quale sia la giusta direttrice di vita, forse, dico forse, potrebbe servire una rieducazione al raziocinio, alla capacità di valorizzare l’utile e ignorare il superfluo. La causa primaria della grande insoddisfazione che affligge gli umani è proprio l’assurdo rincorre il futile, l’effimero, il superfluo. Lo status symbol è una fuffa creata dagli uomini per indurre altri uomini alla competizione, competizione che arricchisce pochissimi e stressa tantissimi, soprattutto estranea dalla realtà.

    Alla nostra età lo scazzo diventa una costante con la quale convivere, come disse Vittorio Gassman al tramonto della sua vita: “vivo molto meglio da quando non mi interessano più le tette”, ecco, a noi interessano ancora ma anche la pasta e fagioli inizia ad affacciarsi alle corsie preferenziali e a risalire la scala delle priorità.

    La felicità è tipica dei beoti, le menti pensanti sanno benissimo che trattasi di pura chimera illusoria.

    amico caro ti mando un sincero saluto

    • Riguardo gli altri commenti: mi fa invece molto piacere che ognuno butti qui quello che…”riesce”, quello che crede.
      Qualche volta capita qui anche qualcuno che non azzecca i congiuntivi e nemmeno le ‘h’.
      L’importante ,per me, è che la gente dica ciò che sente dentro veramente, in sincerità e in buona fede, poi non pretendo che scrivano solo commenti da 10 e lode oppure tacciano.
      Io stesso penso di scrivere parecchie baggianate.

      Tu hai dato una spiegazione scientifica decisamente cinica ma interessante. Mi pare di capire che una funziona simile sia…mmm…la ricerca occasionale della solitudine oppure ,esempio più azzeccato, il sonno e i sogni onirici.
      Questo è molto bello però se è desiderato. Ma se io me ne lamento significa che di questa noia non ne sento affatto la necessità. Anzi!
      Il fatto è che nella mia vita la noia non manca affatto, cioè ne ho in abbondanza, quindi la necessità è completamente soddisfatta… e me ne resta in sovrappiù.

      Concordo su “La causa primaria della grande insoddisfazione che affligge gli umani è proprio l’assurdo rincorre il futile, l’effimero, il superfluo“, ma comprendere e condividere questa affermazione non mi giova: mi rompo le palle lo stesso. E’ più forte di me.
      Accettare quell’affermazione mi pare un po’ un …. rassegnarsi come la volpe che non riesce ad arrivare all’uva.
      Idem per altre frasi tipo: “vivo molto meglio da quando non mi interessano più le tette”. Certamente: il non desiderare è la strada più facile per non soffrire della mancanza. Ma……. ma…. mi pare un po’ da perdente… e il fatto che si venda molto viagra e poco bromuro mi fa capire che la maggior parte della gente la pensa come me.

      le menti pensanti sanno benissimo che trattasi di pura chimera illusoria
      Ehhhh sì, lo so, lo so. La teoria la so benissimo. E’ la pratica che mi frega 😀

      • lasciami chiarire alcune cose…

        a me dei congiuntivi sbagliati, delle “h” mancanti e degli apostrofi messi ad minchiam, non me ne frega proprio niente. Mal sopporto le cazzate spacciate per psicologia, è uno dei grandi problemi della rete, molti tendono “ERRONEAMENTE” a prendere per buone fesserie a pioggia con le poco simpatiche conseguenze.

        La metafora di Vittorio Gassman dice una santa verità, quando non ti tira più l’uccellino vattene alla bocciofila, insistere col viagra è deprimente e umiliante, meglio una dignitosa presa di coscienza che non significa affatto perdere né arrendersi, si chiama consapevolezza.

        come credo di aver detto o sottinteso, scrivo dalla finestra e non ho sotto gli occhi il mio commento, tutti gli esseri umani, quando giungono alla età “consuntiva”, piombano nello status da te descritto. Il cervello è sostanzialmente una macchina che ha bisogno di periodiche soste ai box, a volte solo per fare rifornimento, a volte per una messa a punto a volte per far raffreddare il motore surriscaldato.

        sei uomo intelligente e avveduto, non mi pare il caso di ripetere quanto già scritto nel primo intervento.

        Non amo le citazioni ma faccio una eccezione:
        “Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare.
        Seneca

        un salutone

        • La citazione attribuita a Seneca esprime un concetto ovviamente falso.
          Per il marinaio è meglio arrivare in un porto qualsiasi piuttosto che non arrivare da nessuna parte e morire di stenti in mare, quindi, anche senza considerare che la meta è nota prima di salpare, nella peggiore delle ipotesi è il porto da cui si proviene, qualsiasi vento è meglio di nessun vento.

          • la citazione attribuita a Seneca esprime un concetto molto intelligente nella sua semplicità, ovviamente attraverso una metafora, nella sostanza dice: “se non sai cosa farne della tua vita… nessuno potrà mai aiutarti a realizzare progetti e sogni che non hai”. Sinceramente non mi pareva cosa complessa.

            • Non ti pare perché dai troppe cose per scontate.

              A parte che non sapere che farne della vita è assolutamente normale, infatti da sempre chi ha due neuroni funzionanti in testa si chiede quale sia il famoso “senso della vita”. Viceversa, avere delle “certezze”, degli “obbiettivi definiti” e perseguirli, raggiungerli e sentirsi soddisfatti, è assolutamente innaturale e sintomo di demenza. Se non altro, il marinaio che sa che porto vuole raggiungere, quando ci arriva si trova nella condizione di dovere raggiungere un altro porto e poi un altro e poi un altro. Perché la vita è l’atto del navigare, non lo stare nel porto e in questo navigare il vento cambia di continuo.

              Riguardo al “nessuno potrà aiutarti” è un concetto opposto a quella che a me pare l’idea di Seneca, ovvero che devi bastare a te stesso. Il marinaio deve darsi uno scopo e poi dominare i venti in funzione di quello. Significa che non ti limiti a farti portare dal vento ma che per andare da A a B dovrai anche andare di bolina o a remi. In mare sei da solo, non c’è nessun “aiuto”. Come scrivevo sopra, il concetto dello “aiuto” è un infantilismo che fa parte della propaganda che ci martella notte e giorno.

      • Invece io non concordo sulla frase “La causa primaria della grande insoddisfazione che affligge gli umani è proprio l’assurdo rincorre il futile, l’effimero, il superfluo“.
        Chi stabilisce COSA è futile, effimero, superfluo ? Chi e con quale criterio ?
        – Per me la carriera e le responsabilità sono effimere
        – Per un mio caro amico no; anzi vive in funzione di esse

        – Per me la fotografia è tutto o quasi
        – Per un altro mio amico la fotografia è futile, e i suoi figli sono tutto

        – Per me viaggiare è fondamentale
        – Per un altro è superfluo, “basta guardare DiscoveryChannell”

        – Per me il lettore digitale è utile
        – Per “te” è superfluo

        solo solo degli esempi, beninteso –

        La giusta direttrice di vita invece si può trovare. E’ quella che asseconda di più le nostre attitudini. La prova che è “giusta” la si ha dal livello di felicità e soddisfazione che è in grado di produrre nel lungo periodo.

        OT: volevo comunicarti che tra i commenti al mio post sulla gita al bivacco, Lorenzo ha dato suggerimenti circa le tue difficoltà riscontrate a commentare per l’appunto sul blogger di Google. Non so se hai letto, quindi nel dubbio te lo scrivo qui.

        • Secondo me sono 2 scuole di pensiero diverse: una che punta al sacrificio in nome delle cose “vere” delle vita (figli, legami famigliari, ecc), l’altra che punta alla propria soddisfazione in quanto “cosa vera” della vita.
          Entrambe giuste e entrambe sbagliate.
          Se non siamo estremisti sappiamo che un punto di incontro tra le 2 scuole c’è. E soprattutto sappiamo che la via di mezzo è quella giusta.

          Per l’OT: vado a vedere.

        • esprimo il mio punto di vista, cioè, cerco di chiarirlo, l’effimero e il superfluo non c’entrano niente con gli hobby o le passioni e nemmeno coi vincoli.

          il superfluo è avere 100 giacconi quando te ne bastano due, il futile è comprarsi 180 paia di scarpe, chi fa 3.000km ogni anno non ha bisogno di un 5000 a benzina 260valvole, ecc. ecc. è chiaro, CHIARISSIMO, che con i propri soldi ognuno ha il diritto di fare ciò che meglio crede, diciamo che considero un coglione colui che lavora 23 ore al giorno solo per comprarsi lo stesso orologio del collega senza manco conoscerne la marca… ecco, a grandi linee questo è il concetto di futile e superfluo ma potrei andare avanti. A quanto pare sono sempre più numerosi gli individui che inseguono questi obiettivi. Poi, RIPETO, a scanso di fastidiose polemiche, ognuno se la meni come meglio crede. Se poi vogliamo far la punta… potrebbe rientrare nel superfluo e nel futile anche tutto ciò di ancora buono che buttiamo, tonnellate e tonnellate, dall’abbigliamento agli alimentari, dalla tecnologia (roba ancora perfettamente funzionante ma fuori moda) al resto.

  5. Come ben sai, io sono fervente sostenitrice delle piccole cose, delle quali cerco (e per mia fortuna, spesso riesco) di accontentarmi. La vita avventurosa l’ho fatta e goduta, alla maggior parte delle tue domande risponderei con: “adesso proprio non lo vorrei fare”, non perché mi sento vecchia, piuttosto perché non ne sento più la necessità, non ne ricaverei alcuna soddisfazione.
    La noia la detesto e un pomeriggio sul divano per me è cosa che faccio solo se ammalata o costretta (il recente blocco alla schiena, ad esempio).
    Vivo con l’attesa del prossimo viaggio in camper, e mentre viaggio vivo ogni singolo istante godendo di ogni cosa. Anche un misero weekend è boccata di ossigeno per continuare a respirare anche durante la lunga settimana lavorativa (per quanto il mio lavoro mi possa piacere)
    Che aggiungere, Sognatore? Fai dei tuoi sogni realtà, e se vuoi andare vai!

    • La parte che condivido di più è:
      un pomeriggio sul divano per me è cosa che faccio solo se ammalata o costretta.
      Vivo con l’attesa del prossimo viaggio in camper

      Ma a questo punto ti chiedo: se hai programmato da tempo il prossimo we e all’ultimo momento piove, i tuoi amici decidono di non venire, sorge un contrattempo qualunque e non puoi più andare… dico, non ti girano le palle?
      il weekend che è “misero” contrariamente a come lo sognavi, riesci a viverlo lo stesso come “una boccata di ossigeno”? O come una girata di palle?

      [Fai dei tuoi sogni realtà, e se vuoi andare vai!]
      Non sono da solo………

  6. Passati i 40 anni è noto, arcinoto, che “scatta qualcosa”. Che è la percezione di essere arrivati a metà della vita. Si ha il timore di non riuscire a fare tutto ciò di bello che si desidera. E nel caso dell’uomo occidentale, si tratta sempre di tante cose. Fin troppe.
    Di qui l’ansia. Che difatti viene tutte le volte che bisogna far qualcosa in un limite di tempo definito, tipo al lavoro.
    L’ansia esistenziale del post 40enne in questo caso è più subdola, più vaga = perchè il limite di tempo concesso è indefinito, essendo costituito dalla fine della vita, che non è dato conoscere con esattezza.
    Quanta psicologia, vero ?
    Passiamo al test:

    -quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto le ferie con zaino in spalla e biglietto inter-rail?
    R.- mai usato interrail, detesto i treni. Bici con borse davanti e dietro, e tenda.

    -quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete dormito in spiaggia sotto alle stelle?
    R. – due anni, Microavventura #5, costa tirrenica messinese

    -quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto il fuoco in spiaggia, completo di cannone e bagno notturno (magari nudi o in mutande)?
    R. – sempre due anni, senza fuoco e joint; bagno nudo all’alba nel tiepido mare siciliano

    -quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete avuto un’avventura con una nuova ragazza?
    R. – due anni fa

    -quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete dormito in tenda SULLA NEVE?
    R. – aprile di quest’anno; nevicata inaspettata prima del passo del Moncenisio, in territorio francese

    -quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto un viaggio in moto con temperature sotto allo zero?
    R. – ho paura delle moto, sempre stato un ciclista. Viaggiato sottozero in bici parecchie volte, soprattutto in Scandinavia -anno 2012

    quand’è stata l’ultima volta che avete fatto sesso come davvero avreste voluto, soddisfando completamente ogni fantasia, senza aver nulla da invidiare a un video porno?
    R. – vedi risposta #4, ma fantasia soddisfatta all’80%

    -quando pensate che arriverà il momento giusto per realizzare i vostri sogni nel cassetto?
    R. – certi sogni sono fattibili, solo questione di condizioni meteo e buona volontà; altri lo sono molto meno, come che so: in bici dall’Alaska alla Terra del Fuoco, due anni on the road. Per me partirei anche domani. Ma non vivo solo. E dalla vita ho comunque avuto tanto.

      • Questo è un questionario che ha senso solo per qualcuno che non ha ancora compiuto trent’anni oppure per qualcuno che li ha superati ma non se n’è accorto. Inoltre le domande sono datate, ovvero non si applicano ai ragazzi di oggi che hanno bisogno dello psicologo solo per parlare tra di loro e/o per non buttarsi dal balcone per divertimento.

        Il che mi riporta alla faccenda della percezione della realtà.

        • Non era un questionario. Era per far capire quanto si cambia nel corso della vita.
          Sono davvero molte le persone che negano di esser cambiate, che a parole affermano di sentirsi ancora giovani nello spirito, quando invece il massimo della loro vita è “spakkarsi di tombola come se non ci fosse un domani”.
          Alcune di queste le conosco da moltissimi anni e so che mentono a sè stessi.
          Allora ho inserito quelle domande per troncare subito questi eventuali personaggi.

  7. Be hai speso del tempo a mettere in fila tre milioni di parole superflue, quindi un po’ di noia l’hai smaltita. Ti farei presente che l’insoddisfazione non solo è connaturata alla consapevolezza e, viceversa, per essere soddisfatti bisogna essere cretini ma che la insoddisfazione è un tratto evolutivo fondamentale, è la spinta che ha consentito alla nostra specie di colonizzare il mondo. Quindi, anche nel tuo caso, direi di smetterla con melodramma.

    Un’altra cosa: il concetto di noia è tipico di chi non ha alcuna rogna seria da grattarsi. Aspetta di imbatterti in qualche problema del genere vita e morte e vedrai che a quel punto anche solo la passeggiatina al parchetto o mangiare un gelato o guardare un tramonto ti sembrerà un evento. Che poi era la ragione per cui nella antichità si concepivano cose come “Laudato si, mi Signore, cun tucte le creature tue”.

    • La seconda parte del tuo commento è quella che condivido più più.
      Pure io in passato ho avuto qualche serio problema di salute e… in effetti è proprio come dici tu.
      Ho anche letto di un ricercatore che ha osservato delle scimmie nella foresta e ha notato che passavano il loro tempo libero godendo della noia, infatti la non noia sarebbe un pericolo imminente o la fame che spinge a cercare cibo, ecc.

        • Mmmm…. beh… non esiste…….
          Diciamo che la noia è il valore 0, il niente, il piattume (vorrei dire l’ “equilibrio” ma non è sempre così); problemi hanno valore negativo, i momenti piacevoli hanno valore positivo.
          Quando si è abituati a star bene si tende a considerare lo zero come un valore negativo, ma quando si sta male vediamo lo stato di zero come un sogno magnifico.

          • No.
            La “noia” è un concetto contemporaneo, falso come quasi tutti.
            In passato solo i re o figure analoghe avevano tempo e modo di annoiarsi. Nella loro breve giovinezza, prima di essere assillati da una malattia qualsiasi che allora era curata con le sanguisughe o con le tenaglie. Tutti gli altri vivevano come la gazzella e il leone nel celebre aforisma, si alzavano all’alba e cominciavano a correre, per essere falciati da una carestia o una epidemia o da una roncolata.

            La “noia” è anche associata ad uno dei fondamenti del Piano di Annientamento attualmente in opera, perché è sottesa alla “infantilizzazione” degli adulti, ovvero a fare in modo che le persone rimangano tutta la vita allo stadio della adolescenza. L’immagine speculare della noia sono le azioni inconsulte per soddisfare delle pulsioni, che sono gestite tramite il marketing ed il consumo.

            Viceversa, osservare i bimbi. Una volta si passavano giornate a stuzzicare le formiche con uno stecco o a inventarsi giochi coi tappi a corona delle bottiglie. I Bimbi del tempo dei romani avranno usato che ne so, le noci o i sassi. Oggi i bambini hanno la capacità di concentrazione di una formica, se non sono costantemente iper-stimolati dopo pochi secondi danno di matto. Corrono di qui e di la senza costrutto. Ancora, a ridefinire il concetto di “noia”.

              • I “giochi” erano l’equivalente della nostra TV. Al popolo pane e giochi, dicevano gli antichi. Non serviva tanto ad annientare quanto a rabbonire e a distrarre.

                L’annientamento invece consiste nella fabbricazione di una nuova umanità tramite un enorme progetto di ingegneria, la riduzione dell’essere umano al minimo funzionale a popolare il Mondo Nuovo con un “proletariato” a cui non mancano i mezzi materiali ma i mezzi mentali, concettuali.

                Cito il signor Scalfari, che è illuminante:
                “L’Europa deve saper dire addio agli Stati nazionali e farsi struttura globale, aperta, democratica, moderna. Lo Stato nazionale di oggi ben presto apparirà anacronistico folclore. Oggi servono su tutti i temi e problemi soluzioni europee e valori globali. Il passo finale di questa politica deve essere la Costituzione, la carta fondamentale che ancora manca all’Europa. L’America fece questo, oltre ad aprirsi ai migranti di tutte le provenienze ed oggi, non a caso, è il Paese numero uno del mondo intero”.

                “La vera politica dei Paesi europei è quindi d’essere capofila di questo movimento migratorio: ridurre le diseguaglianze, aumentare l’integrazione. Si profila come fenomeno positivo, il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della sinistra europea e in particolare di quella italiana.”

                Se vuoi è un po’ il processo con cui gli avi hanno selezionato il cane dal lupo. Incentivando la permanenza e amplificazione delle caratteristiche infantili nell’individuo adulto, al fine di creare sottomissione e dipendenza dall’uomo.

                Ricolloca la tua “noia” in questo contesto e poi vedi.

                  • Il concetto di “enorme” dipende dalla misura.
                    Se tu pensi che la “noia” contemporanea sia un “fenomeno spontaneo” allora pensi anche che la “immigrazione” sia un “fenomeno spontaneo” e allora io ti mostro con le parole di Scalfari che invece la “immigrazione” è pianificata allo scopo di ingegnerizzare la popolazione europea costituendo un “meticciato” di “individui medi” e quindi di cancellare Popoli e Nazioni e Stati. Da cui si deriva che anche la tua “noia” non è affatto “spontanea” ma indotta ad arte come parte del meccanismo che ti vuole ridurre ad idiota che accetta passivamente diluito nella “media scalfariana”.

                    E’ enorme tutto questo? Boh.
                    Questo era il profeta che doveva portarci via dall’Egitto verso la Terra Promessa. Vedi un po’.

        • LA NOIA e la felicità esistono allo stesso modo, facce di una stessa medaglia, solo che la maggior parte del tempo noi non le avvertiamo in quanto nel quotidiano abbiamo un lavoro che ci impegna, non parlo per disoccupati che non vorrei mai esserlo proprio per i miei problemi legati alla noia, io ne sono infestato o predisposto ma ho sperimentato anche un periodo favoloso nel 1990 legato a varie cose nuove capitatemi in quei mesi, per cui la ricerca di emozioni è la cosa basilare per una vita decente, bisogna capire le problematiche legate alla noia e vedere da dove scaturiscono e io le ho scoperte, nel mio caso è un fattore ambientale ma per altri sarà diverso….saluti
          fabio47

  8. Argomento interessante che affronto volentieri.
    Mi sono sempre chiesto quanto sia importante la Noia, il dolce far niente, pensare e riflettere sull’essenza del nostro esistere ! Certo, anche io non ho perso occasione per ‘fare’ e devo dirti la verità, che da quando circa cinque anni fa ho scoperto il ‘viaggiare in Camper’ la mia vita è diventata un’altra. E’ stato bellissimo anche perchè viaggiare e vedere posti nuovi (senza il vincolo del viaggio organizzato…) è meraviglioso. In fondo, per me il Viaggio rappresenta già la vacanza e l’altra faccia della Noia ! Si, il Viaggio, per me è così bello che è proprio l’antitesi della Noia. Viaggerei sempre, mi fermerei in posti poco frequentati e sarei contento di questa vita. Ma non si può fare. Ci sono tanti impegni, e i giorni da dedicare al ‘fare’ sono quelli che sono. Ma diversamente da te, penso invece che la Noia sia una risorsa ! Il mio, ora, è un periodo di attesa, visto che mi hanno licenziato, e tra colloqui e ricerche di un altro posto, ho anche molto tempo libero per ‘annoiarmi’. Ma non è mai vera Noia. La Vita è bella anche stando fermi, anche non facendo nulla e osservando quello che c’è fuori dalla finestra. Pensare che in fondo il nostro breve esistere è fatto anche di calma e riflessione. Ascolto Musica, guardo un mucchio di film (sopratutto vecchi) e leggo qualche libro. Sorseggio un bicchiere di vino e penso che in fondo non si può desiderare di più. Gli affetti non mancano anche se qualche volta sono stati tribolati, e la salute per ora va bene.

    Penso sia importante ‘annoiarsi’ con stile e rendendo la Noia parte della nostra vita ‘riflessiva’.
    Spesso si corre troppo e i particolari sfuggono.

    Il tempo passa per tutti ma gestirlo al meglio è un arte difficilissima !

    (…Comunque un gran bel post… C’è da riflettere !)

    Ciao.
    Stefano.

    • Penso che il fattore lavoro sia molto importante: per esempio la mia compagna fa un lavoro più stressante e quindi nel weekend non ha alcun desiderio di “fare”. Al contrario io resto col culo sulla sedia 8 ore al giorno e non vedo l’ora di poter approfittare di un weekend per godere la vita.
      La noia ha 1 solo aspetto positivo: significa che non ci sono in corso delle disgrazie.

  9. Bravo! Anche Messner diceva che appena arrivati in cima alle vette più alte del mondo ci si sente svuotati, ci si sente dentro come:

    – e adesso cosa faccio?

    Lui dice che il senso della vita è cercare un’altra vetta da scalare. Anche io penso allo stesso modo, ma quando è ora di iniziare la scalata mi dico:

    – no dai assa stare.

    E intanto gli anno passano.

    Esattamente come dici tu. Sempre in cerca di un qualcosa che dia inizio, tipo:

    – se mi licenziano vado a fare il giro del mondo

    oppure (e peggio):

    – se mi diagnosticano un anno di vita vado a fare il giro del mondo.

    Intanto però il mondo gira ed io ristagno nelle mie paure e nella mia insoddisfazione.

    • Ecco!! Esattamente così.
      La frase più ridicola del mondo è appunto l’ultima: se mi diagnosticano un anno di vita allora….
      Allora cosa???!?!??! Perchè siamo così certi di avere a disposizione più di 1 anno di vita?? E fossero anche 1000, stiamo comunque percorendo il nostro “miglio verde”, quindi che senso ha il dover scoprire di avere un tumore per darci una scrollata?!?!

      • Io quando vado in montagna e arrivo dove mi sono prefissato di arrivare, cosa che non sempre capita, non mi sento affatto svuotato, per prima cosa guardo che ore sono e faccio il piano per il ritorno. Come dicevo, è un tratto caratteristico della specie quello di proiettarsi in avanti, anche nelle condizioni più disperate o di totale appagamento, malgrado tutto. Ogni strada ha sempre un’altra curva, ogni notte un’altra alba, eccetera.

        • Sì, sono d’accordo. Arrivo al bivacco tal dei tali e potrei starmene tranquillo. Invece passo mezzo pomeriggio a esplorare la strada a monte che CONTINUA e serpeggia tra i boschi e finisce chissà dove. E’ un tratto caratteristico dell’uomo quello di studiare il territorio, generare continuamente mappature geografiche. La donna tendenzialmente è più stanziale.

  10. beh hai tirato in ballo parecchie questioni. Secondo me il tutto è assolutamente soggettivo. Nel senso che magari c’è qualcuno che è assolutamente soddisfatto dal suo lavoro quotidiano e non ha bisogno di buttarsi in inter-rail devastanti o di falò sconvolgenti sulla spiaggia per sentirsi vivo e attivo giornalmente. Cioè senza rimandare a qualche altro momento i suoi momenti di godimento. Per quello che mi riguarda al momento la mia sfida è cercare di vivere in maniera differente la quotidianità, scoprire e sperimentare altri atteggiamenti nei confronti di una vita superficialmente anche piuttosto abitudinaria, ma io sono vecchio …

    • Esistono anche persone (anche giovani) che amano stare a casa a leggere un buon libro anzichè fare un weekend a spasso in tenda.
      Certe volte penso che in fondo siano le più fortunate: desiderano ciò che è più facile ottenere. E’ come desiderare donne brutte, automobili vecchie, piatti piccoli e ipocalorici, ecc.
      Insomma: si vince più facile se si hanno aspettative più modeste.
      Però in realtà……sotto sotto… preferisco avere desideri come i miei. 😀

      Se invece si è impossibilitati fisicamente (vecchiaia, disabilità…) è probabilmente più giusto farsene una ragione e cercare di rivedere la propria vita per trovare un modo alternativo di gustarsela comunque.
      E forse è proprio questo che mi fa più incazzare: non mi mancano salute e nemmeno soldi!
      Mi servirebbe gente attorno a me un po’ più entusiasmante!

  11. La mia noia potrebbe essere definita una malattia degli oggetti, consistente in un avvizzimento o perdita di vitalità quasi repentina; come a vedere in pochi secondi, per trasformazioni successive e rapidissime, un fiore passare dal boccio all’appassimento e alla polvere. […] La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà. […] Il sentimento della noia nasce in me da quello dell’assurdità di una realtà […] insufficiente ossia incapace di persuadermi della propria effettiva esistenza.

    Questo è quello che scriveva Moravia.

    E non basta. Non è che il mio compimento lo ottengo se vado sottozero in moto. L’ho fatto tante volte… diciamo che dopo 11 anni andando a lavorare in moto (non avendo la macchina) ti succede. Ma come dicevi tu.. non è una lista. E quindi enumerare una serie di cose che hai fatto e devi rifare o che non hai ancora fatto, e struggerti per non averle ancora raggiunte… è inutile.
    E’ inutile perchè dopo averle fatte NON sarai in pace con te stesso. La noia non si estinguerà.
    Pavese, nel “mestiere di vivere”: “Tutti gli uomini hanno un cancro che li rode […]: la loro insoddisfazione; il punto di scontro tra il loro essere reale, scheletrico, e l’infinita complessità della vita. E tutti prima o poi se ne accorgono.”
    Sei a un buon punto, sognatore fallito. Ricordati che chi sogna, non ama. Chi pone nel futuro, o in qualcosa che non ha sottomano la propria soddisfazione, non sarà mai soddisfatto.
    Non amerà, non vivrà il presente, la sua vita, con intensità e soddisfazione.
    Quante cose che mio padre e mia madre non hanno fatto, quanti posti non hanno visto, quante esperienze non hanno vissuto. Neanche un decimo delle mie, che ho in mente di fare ancora tantissime cose.
    Ma sono le esperienze quelle che ti cambiano la vita, o semplicemente ti danno l’illusione che la vita sarà migliore quando le farai, e nell’attesa vivi l’orizzonte con più speranza?
    E’ quindi forse la speranza, quella che tutti cercano? Forse tutti cerchiamo alla fine di vivere con più felicità il nostro presente quotidiano? e lo facciamo pensando che arriva il weekend e finalmente saremo liberi… o le ferie e finalmente saremo liberi di fare quello che ci rende felici… o compreremo la moto e andremo all’Agnellotreffen e saremo felici…. e tutte queste piccole attese ci rendono sopportabile il presente?
    E’ cosi che viviamo?

    • Temevo il tuo commento… 😀
      Già una volta abbiamo chiacchierato riguardo questa mia eterna insoddisfazione e ,tranquillo, le tue parole me le ricordo ancora. Però è così difficile applicarle nella quotidianità!
      Per quanto riguarda il non vivere il presente in quando impegnati a sperare nel futuro, diciamo che non sono un caso così tanto patologico: a parte qualche giornata particolarmente pallosa in ufficio o qualche domenica particolarmente deprimente, io mi definisco uno che ama vivere e sa apprezzare la vita.
      Sicuramente molto più di tanti altri musoni sempre tesi e affogati nell’illusione che la vita sia per sempre.
      Ogni tanto sono io a dire ad altri:”E FATTELA UNA RISATA CHE MAGARI DOMANI SIAMO GIA’ MORTIII!!”.
      Anche in ufficio sono uno dei più allegri, arivo fischiettando, faccio schiattare di risate tutti (sono riuscito anche a far sputare il caffè dal naso a qualcuno).
      Adesso che son dimissionario tutti mi dicono “come faremo senza…le tue cazzate??!” 😀

      Contemporaneamente bisogna dire però che anche le speranze (ma anche i veri e propri sogni, anche irrealizzabili) sono la cosa che ci fa tirare avanti.
      Proprio ieri ho rivisto un amico che in passato ne aveva combinate di ogni, ma adesso ha una 50ina di anni, è sposato, ha una bambina e fa lavori notturni e festivi (insomma, da anni non riesca ad avere più un momento per sè stesso).
      Lui m’ha detto che per “una di queste estati” (una di queste?) sta pensando a una vacanza in Irlanda con tutti noi amici, in moto, dormendo qua e là dove ci pare ….. benissimo, la realtà è che gli amici sono ormai dispersi nelle strade della vita e lui è inguaiatissimo. Io sono sicurissimo che non la faremo MAI questa vacanza in Irlanda in moto, ma ho preferito lasciarlo sognare.
      Sua moglie invece: “quando farò 50 anni penso che per festeggiare vorrei fare un viaggio da sola, competamente da sola, zaino in spalla e via”.
      Seee, buonanotte. Non l’ha mai fatto nemmeno a 18 anni….! Ti pare che molla famiglia per farsi un viaggio da sola? Ma lasciala sognare…!

  12. Anche Shopenhauer parlava di gioia e insoddisfazione e di pendolo. Comunque credo che semplicemente stai razionalizzando il tempo e cerch in ogni modo di trattenerlo per evitare di avere rimorsi per non aver fatto o realizzato quella cosa.
    Certamente i sogni servono a non far cadere nell’apatia totale, ma è anche vero che se si vogliono realizzare basta decidersi nell’immediato.
    Io, ad esempio, non odio rilassarmi nelle spa e amo fare ginnastica anche quando sono in mare. Ottimizzo il tempo in tutto riservando solo la notte per il riposo. Come diceva qualcuno, per il riposo ce ne sta di tempo, se si pensa che, prima o poi, si riposerà per sempre.

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