Finalmente piove

Quest’anno la pioggia mi manca.

In questo momento sto scrivendo col cellulare mentre mi trovo sul balcone ad ascoltare la pioggia.

Questo balcone è la mia “stanza” di meditazione e ,ormai, anche di evasione.

Chissà come si finirà. Andiamo a nanna, va’, che è meglio.

Sindrome di Stoccolma?

Sui social noto un certo attaccamento alla quarantena.
Ogni volta che Conte (dopo essersi consultato con degli esperti) decide di riprire qualcosa, ecco che un sacco di “opinionisti da social” (ancora più esperti?) disapprovano, vorrebbero continuare il lockdown e ,anzi, fosse per loro lo chiuderebbero ancora di più.

Secondo me si devono mettere il cuore in pace: prima o poi la quarantena ha da finire. So che per qualcuno sarà triste perchè significherà ripartire, significherà tornare alla vita di prima senza più la scusa della quarantena… però prima poi s’ha da fare.

pressenza.com/it/2020/03/giuseppe-conte-quarantena-fino-a-luglio-il-92-dei-cittadini-applaude/
Riporto un pezzo:
208.944 persone hanno seguito l’ennesima diretta Facebook del Presidente del Consiglio dei Ministri, signor Giuseppe Conte, che annunciava l’approvazione di un nuovo Decreto Legge per prorogare fino al 31 luglio prossimo –salvo eventuali generosi sconti– le condizioni di restrizioni delle libertà costituzionali che erano in scadenza il prossimo 3 aprile.
[…]
Quello che colpisce subito sono le “emoticon” che accompagnano il video : alle 20:00, sono 47.800 i “mi piace” e 24.000 i “cuoricini”; mentre solo poco più di 5.400 le disapprovazioni (“grrr”).
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Godersi le piccole cose

Da buon insoddisfatto cronico, da anni cerco di provare anch’io a godermi le piccole cose, visto che pare essere il segreto per una vita felice. Soprattutto in questo periodo di quarantena.

Ecco:
Stamattina ho bevuto il mio caffè sul balcone, col sole che mi splendeva sul viso, temperatura perfetta, silenzio, gli uccellini cinguettavano e in lontananza ho sentito il rumore del treno che mi ha riportato a quando ero bambino. Mi sono guardato attorno: alberi carichi di fiori, siepi curate, pipa appoggiata sul tavolino.
Un attimo perfetto.

Sì, bello.
Senza dubbio un bel momento. Un po’ di secondi, forse un paio di minuti, di pace e serenità.
Poi?
Sì, Ok: cip cip cip, il sole…
Quindi?
E’ questo, che si intende?
Mah…
va bè…
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Meno sanno, meno sono vulnerabile

Da quando è finita l’adolescenza ho la tendenza a sognare di fare nuove più eccitanti amicizie e considerare un po’ barbose le solite frequentazioni.
Questo io direi che è abbastanza normale. E’ un po’ come masturbarsi la mente sognando una nuova fidanzata anzichè star sempre in compagnia della solita vecchia moglie che conosciamo come le nostre tasche e non ha più niente per stupirci.
Non dico che sia giusto. Dico che è normale.

Però ieri sera meditavo su un’altra mia particolarità: tendo ad aprirmi e fare discorsi con persone nuove e/o perfetti sconosciuti (via internet) anzichè con quelle che già conosco bene.
Questo fin dai tempi “pre-internet”, quando esistevano solo le BBS: ci si collegava con la linea telefonica fissa di casa, l’interfaccia grafica era fatta coi caratteri e velocemente si scambiavano i pacchetti di messaggi per poi disconnettersi e leggerli/rispondere off-line.
Già a quei tempi mi confidavo con perfetti sconosciuti che poi magari (non sempre) vedevo in faccia partecipando a qualche pizzata o aperitivo.

Anche con i miei genitori avevo un approccio strano: tendevo a rivelare i miei desideri solo all’ultimo momento, altrimenti ogni mia scelta diventava oggetto di discussione per più giorni del necessario.
O addirittura ,quando ero più piccolo, il mio sogno rivelato ,l’oggetto del mio desiderio, veniva usato per tenermi a bada: “se non obbedisci, se non ti comporti bene, ti metto in punizione e non ti faccio fare quella cosa o non ti compro quel regalo per Natale“.

Negli ultimi anni sono “peggiorato” (se vogliamo vederla come cosa negativa).
Il rapporto di coppia mi porta a non essere più nè libero, nè responsabile solo di me stesso, ma soprattutto mi fa sentire criticato troppo spesso per ogni azione/pensiero/filosofia/scelta/gustoPersonale differente da quello della consorte. Ecco… mi ha portato a… “nascondermi” sempre di più.
Non perchè faccia qualcosa di scorretto (non ho l’amante, non corro dietro alle altre, ecc) ma perchè vengo criticato anche per il respiro, se è differente dal modo di respirare di lei.

Per finire, pesanti problemi personali sopraggiunti negli ultimissimi anni mi fanno ora apparire sotto la luce di quello meno “perdonabile”, meno “vittima”, quello che tra i 2 se la passa meglio e quindi non ha bisogno di supporto morale.
Ma ,giusto o sbagliato che sia, comprendo che la questione vista da fuori può venire percepita così. Non è giusto ma comprendo che può essere normale.

Sarà insicurezza. E’ possibile che magari solo io la veda così, mentre in realtà nessuno mi sta criticando/giudicando. Ma non credo che l’idea che mi sono sia del tutto infondata, visto l’impegno che ci mette la mia compagna per gettare fango su di me mentre parla con chiunque, parenti e amici comuni.
Di fatto io mi sento così. Come un innocente giudicato ingiustamente, un incompreso, e quindi un fuggitivo. Come Rambo quando torna a casa dopo aver eroicamente combattuto in Vietnam, ma finisce per essere trattato come un delinquente…e lui si incazza, scappa nel bosco, sopravvive sparando a chiunque perché ,non avendo amici, chiunque è nemico.

Mi sono reso conto chiaramente di ciò partendo dall’aver fatto caso a certe dinamiche di questa quarantena.
Per esempio, lei è continuamente in videochiamate mentre io non sento nessuno da settimane. Forse è anche un po’ tipicamente maschile, ma io non saprei cosa dire ai vari contatti che ho nella rubrica del cellulare.
Un altro approccio strano è quello che ho con Facebook: sono iscritto in modo anonimo e lo uso solo per trastullarmi seguendo vari gruppi di frivolezze, mentre gli unici “fb-amici” sono ex-colleghi e altre persone conosciute per caso ma che non rivedrò più.
Gli amici abituali che conosco fisicamente ,quando mi scoprono e mi chiedono l’amicizia, li confermo per non sembrare scortese ma poi li confino in un gruppo di conoscenti e imposto le opzioni di privacy in modo che non possano vedere niente di quello che dico penso leggo seguo.
Io, che ho sempre avuto un’incrollabile autostima ma scarse doti da “venditore” (e poca voglia di dover sempre faticare per spiegare la mia versione), son finito a farmi i fatti miei nell’ombra vedendo chiunque come un potenziale rompipalle e ripetendo sempre che “alla gente si fa prima a metterlo nel cù che nel cò”.

Non mi fido di nessuno e sparo a tutti.
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