Informazioni su Marco SognatoreFallito

Ehhh... mi piacerebbe essere più sognatore...! Lo sono stato! Ma la realtà quotidiana è una zavorra che tira verso terra. L'icona con Snoopy-baronerosso che viene abbattuto non poteva essere più adeguata.

Mi piace la semplicità

https://blankslate.home.blog/2020/02/07/mi-piace-la-semplicita/
La magia di parlare per ore di qualsiasi argomento perché non si esauriscono mai le parole, non importa se ci si vede tutti i giorni o una volta al mese.
Mi piacciono le piccole cose, come chiamarsi per colmare le distanze, come mandare un messaggio senza scopo solo per fare sapere a quella persona che hai pensato a lei e che non è sola. Il ricevere un messaggio sapendo che quella persona ti vuole bene e a te ci tiene.
Quella complicità che fa diventare gli amici una vera e propria famiglia.
Quando davvero basta uno sguardo da lontano per capire cosa sta pensando l’altro e per sentirsi a casa. Quando un abbraccio vale più di mille parole
Commenti chiusi, quindi commento sul mio blog:

Beate te, che queste cose le hai.
Forse è necessario anche coltivarle…….. e io ,in effetti, non lo faccio.
Però penso che buona parte della tua fortuna stia nella giovinezza. Più avanti ci si perde nelle strade della vita.

Quanto darei per tornare a quei lontani periodi…!
Ancora oggi spesso mi torna in mente una vecchia situazione tra amici: ci chiedevamo “come sarà il capodanno del 2000?” e uno rispose “sarà bruttissimo, perchè avremo 25 anni e noi ci saremo persi di vista”.
Ancora oggi…. ancora oggi.

Emozioni di un Sognatore Fallito (e pessimista)

Persone molto vicine a me  mi hanno detto che della Via degli Dei ho raccontato solo le cose negative, senza parlare di quanto mi sia piaciuta e di come mi sia emozionato.
Ho quindi fatto un’autoanalisi (adesso mi faccio anche la parcella da solo) e mi sono sforzato di scrivere questo “diario della gratitudine” specifico di quei 6 giorni.

Momenti in cui mi sono emozionato, in ordine semplicemente cronologico:

– Quando ,dopo anni senza prendere i mezzi pubblici, ho preso l’autobus per andare in centro a Bologna: mi sono sentito “capace, abile” e “giramondo” esattamente come quando ,più di 25 anni fa, per la prima volta, fresco di patente riuscii a fare un tragitto in auto anziché prendere sempre i mezzi.

– Sulla salita al santuario di San Luca mi sorpassavano tutte le ciccine con le chiappe in mostra nei loro leggins da runner mentre io arrancavo con lo zaino da 30 litri sulle spalle e tentavo (inutilmente) di accelerare solo per star dietro a quei culetti e quei tanga che si intravedevano. In realtà questa parte è stata solo arrapamento, mentre l’emozione c’è stata quando ,arrivati al santuario, le ciccine dalle chiappe sode e il visino tutto sudato (mmmmmm!!!!) erano stravaccate per riposarsi prima di tornare giù e andare a casa, mentre io col mio passo lento avevo davanti ancora 110km e 5 giorni di avventura.

– Quando ,partito tardi da Bologna, sono arrivato alla fine della prima tappa ormai col buio pesto e al B&B (completamente in mezzo ai boschi) mancava ancora 1 km di sentiero (mano male che avevo portato la lampada frontale).

– Quando ,prima di addormentarmi, nel locale saccopelisti condiviso con altri 2 viandanti solitari, col materasso sul pavimento, mi sono guardato attorno, nel buio, poi ho guardato fuori dalla finestra e c’erano le stelle. E ho pensato “cazzo, lo sto facendo davvero! Sono qui davvero!“.

– A Madonna dei Fornelli, quando con pochi soldi ho preso la camera singola con bagno e tv. Dopo una doccia, stanco morto, mi sono buttato sul letto col telecomando in mano e mi sono sentito come un vincitore del superenalotto in un albergo a 5 stelle.

– Quando sono arrivato ,ormai al tramonto, al cimitero germanico al passo della Futa e l’ho visitato in silenzio. C’erano altre tre persone che gironzolavano, ma anche loro in totale silenzio.

– Quando ,ormai vicino al campeggio a Monte di Fò, ho ascoltato e canticchiato sul cellulare “My Immortal” degli Evanescence e ,in quel nel momento in cui la musica da lenta e trattenuta passa improvvisamente a più “liberatoria”, ho allargato le braccia.

– Quando al bar del campeggio (molto accogliente), mi sono riunito agli amici di cammino, tutti sporchi di fango e sfiniti, e ci siamo sparati una bella birrozza. Anzi due.

– Quando ,dopo la cena al bar/ristorante del campeggio, mi sono incamminato per tornare al mio alloggio. Faceva freddo, avevo le gambe doloranti, ho mandato un pensiero a quei ragazzi che dormivano in tenda (la mattina dopo c’era il ghiaccio), ho alzato gli occhi e c’era una stellata magnifica. Avrei voluto rimanere lì, ma il richiamo del calduccio ha vinto.

– Quando dal sentiero ho riconosciuto in lontananza il lago di Bilancino. Tanto volte c’ero stato in moto, ma questa volta ci stavo arrivando a piedi. Cazzo, CON LE MIE GAMBE ci sto arrivando, nel Mugello!
E’ partita la canzone “the show must go on”!!!

– Lungo la strada verso San Piero a Sieve, mentre le luci del tramonto illuminavano di luce calda le verdi colline del Mugello e il vento freddo muoveva i cipressi. Io mi sono messo “in assetto da freddo” e ,racchiuso tra il bavero alto e il cappello, mi sono acceso e gustato un bel toscanello. Sigaro in bocca, mani in tasca, e via, on the road.

– Quando entrando a San Piero a Sieve, di domenica, ho visto una farmacia aperta. Chi ha provato a camminare per 90km può capire.

– Quelle tagliatelle al tartufo nero erano proprio buone…

– Quando mancava poco a Vetta le Croci e il vento freddo (che iniziava puntuale ogni sera) e le “solite” luci del tramonto mi sembravano entrambi più MAGICI e irreali. Ero in mezzo alle colline, senza un’anima viva nel raggio di km… e sapevo che quel momento sarebbe stato irripetibile. Una foto sarebbe stata inutile, quindi ho tentato di imprimerlo nella mente il più possibile.

– Quando a cena ho fatto una chiacchierata molto interessante con una coppia conosciuta sul cammino. E’ stata davvero una chiacchierata intelligente e mi sono sentito arricchito e fortunato per aver potuto conoscere quelle persone. Peccato che abitiamo lontani. Non ci rivedremo mai più.

– Quando a Firenze ho ascoltato un violinista che suonava in una piazza di secondaria importanza (quindi non affollata). Il suono del violino si espandeva in quella piazza stranamente vuota e colorata dalle luci del tramonto.

– Quando ,tornato a Bologna in treno, con sorpresa mi sono trovato in tasca una foglia di alloro presa ,come porta fortuna, da una pianta nel bosco fiorentino. Buttarla nel cestino sarebbe stato brutto. Ho preferito lasciarla cadere in un’aiuola.

– Mentre guidavo in autostrada per tornare a casa, sapendo che avrei passato la serata (era il 31 dicembre) in modo tranquillo con un paio di amici storici: non solo con amicizie di cammino, conosciute e già perse. Nel buio, il ponte sull’autostrada all’altezza di Reggio Emilia, con la sua campata illuminata, è proprio bello.

Weekend 11/10/20

La mia compagna pare più rilassata: è da qualche giorno che NON mi dice di andarmene o che vuole mettere in vendita la casa. Di solito succede quando le viene il mestruo, ma stavolta non c’entra.

Come ho passato il weekend: niente di niente. L’unica uscita di casa è stata per andare a comprare 2 pacchi enormi di patatine per strafogarmici.
Per il resto sono stato sul divano a fissare il soffitto.
Non ho interessi. Mi rendo conto che ,eliminando il discorso moto, non ho altro. Mi piace anche l’escursionismo in montagna, ma dopo un po’ mi rompo le palle di fare sempre avanti e indietro in macchina per fare ore di faticosa camminata.
Anche i cammini (Via degli Dei, ecc) in fondo… sì, bella esperienza, ma non sono la mia vita. L’idea mi piace, ma arrivare ogni giorno al tramonto coi piedi doloranti non è il massimo. Poi questa programmazione…questo dover arrivare alla mèta… con a disposizione tot giorni per farlo… mah…  Ma tanto è stata un’occasione più unica che rara. E adesso sono qui.
La tv mi annoia, i film non mi interessano, i libri sono come i film e devo anche far fatica oculare, potrei fare una passeggiata ma mi è venuta la tristezza…

Forse dovrei rassegnarmi: la vita è questa. Dovrei mettermi anch’io in coda per andare al centro commerciale di domenica.
Del resto, quando sono andato al supermercato per comprare patatine e birra, ho incontrato un mio ex collega che ,con la sua famigliola “da mulino bianco”, stava facendo la sua bella spesa domenicale.

E uno direbbe “beh.. meno male che almeno arriva il lunedì e il lavoro mi tiene un po’ impegnato“… e invece no! Dove lavoro adesso (ormai da 2 anni) passo le giornate esattamente come i weekend sul divano con l’unica differenza che sono seduto a fissare un monitor facendo finta di far qualcosa.
Io e altri siamo stati assunti per potenziare l’ufficio tecnico ma di fatto non abbiamo mai niente da fare. Il poco lavoro che c’è viene tenuto dai nostri capi, per poter far vedere che hanno qualcosa da fare.
A noi ultimi assunti restano al massimo quei lavoretti scartati dai capi in quanto poco interessanti.
Ho pensato che per darmi una botta di vita dovrei cambiare almeno il posto di lavoro, visto che la mia condizione famigliare non la cambio.
Però è davvero dura andar via da un posto dove si sta bene e si viene pagati per fare niente!
Poi forse ,in questo periodo, è meglio un lavoro che non dia problemi. O forse no: forse in questo periodo di depressione è meglio un lavoro che non deprima?

Intanto i giorni passano: 5 fissando il monitor e 2 fissando il soffitto. Ancora circa 225 così e farò 46 anni. Poi altri 365 e ne farò 47… e via così.
L’unico cambiamento sono le stagioni.
Seguo un blog che è molto focalizzato sulle sensazioni suscitate dal meteo e dalle stagioni… adesso lo capisco molto di più.
E pensare che c’è gente che sogna di vivere in una qualche zona del mondo dove nel corso dell’anno il clima resta abbastanza costante, senza particolari escursioni.  …Che palle!

Mi chiedo per quale motivo certa gente accetti di mangiare erba e integratori nella speranza di vivere più a lungo. Adesso va di moda quel giornalista con la zazzera, Panzironi, che promette di far vivere fino 120 anni… MIO DIO CHE INCUBO!!!!

La Via degli Dei

Tra il 26 e il 31 dicembre ho fatto il cammino chiamato “la Via degli Dei”, che parte da Bologna (piazza Maggiore) e arriva a Firenze (piazza della Signoria).
Sono una schiappa e questo mi ha obbligato a dividerlo in 6 giorni, ma anche così è stato per me molto duro.

Parto subito con l’aspetto negativo (mi dicono tutti che sono un pessimista mai contento, quindi non vorrei deluderli).
Faccio abitualmente trekking in montagna e quindi ero pronto alla fatica e alla stanchezza, cose che ogni sportivo ricerca. Invece ho patito più che altro… sofferenza.
Questo non mi è piaciuto granchè. Mi aspettavo sfinimento, mi aspettavo di dover stringere i denti per andare avanti nonostante il fiatone e il cuore a 1000 e invece ho trovato tanto dolore ai piedi (e anche qualcosa ai muscoli).
Quasi tutti i comminatori che ho incontrato lamentavano vesciche e ci si scambiava cerotti, creme e antinfiammatori vari. I gruppi partivano numerosi a Bologna per poi arrivare a Firenze mancanti di qualche componente che aveva gettato la spugna lungo il percorso (soprattutto quelli che si portavano sulle spalle anche la tenda).
A causa di una contrattura muscolare ho rischiato pure io di dover abbandonare.

Adesso parliamo degli aspetti positivi:
Sono partito da solo, come fanno in molti (soprattutto i “non più giovani”) e ho conosciuto diverse persone che sono diventati compagni di cammino, o meglio “di tappa”, visto che di comune accordo abbiamo deciso di camminare da soli e ritrovarci alla sera.
E’ stata un’esperienza particolare. Io sono abituato a trekking molto più panoramici, anche più faticosi, ma stare in mezzo ai boschi per 6 giorni con tutti i propri possedimenti chiusi nello zaino e cambiare tetto ogni sera, vedere facce nuove ogni giorno, ecc, è un’esperienza molto più emozionante del classico “parti da casa -> stancati -> torna a casa”.
Una grande differenza rispetto alle mie zone abituali è che lungo la Via degli Dei i boschi sono meno frequentati e non finiscono mai: si può camminare per ore e per CHILOMETRI senza incrociare una strada e vedendo ,almeno in questo periodo, al massimo un paio di persone.
Anche le strade asfaltate sono poco frequentate.
tramontoMi sono spesso ritrovato in situazioni solitarie dalla magica atmosfera, che son proprio quelle che da sempre, fin da bambino, ho ricercato e mi hanno sempre emozionato.
Quel trovarmi (e…”ritrovarmi”) da solo, al tramonto o anche all’inizio del buio, col vento, in mezzo alla campagna, sperduto, un po’ infreddolito, un po’ malinconico e tristemente solitario quel tanto che basta per sentire quella sensazione dentro che mi fa fermare, mi fa guardare attorno, e quella vegetazione mossa dal vento, quelle luci gialle e rosse del tramonto, mi fanno dire “ma che cazzo ci faccio qui?!? Ma ti rendi conto di cosa sto facendo?!?” ma lo pronuncio col sorriso, con gli occhi lucidi e una felicità interiore che mi farebbe saltellare se non fosse per il male ai piedi…!

20191230_162315Respiro, l’aria è fredda, la annuso, mi copro bene, non vedo anima viva ormai da ore, il vento è fastidioso ma dà quell’aria “irreale” alla situazione, sono stanco ma ormai non manca molto alla fine della tappa, guardo il tramonto, mi guardo attorno, guardo ancora il tramonto, sollevo lo sguardo un po’ più in alto e… e penso “sei uno stronzo, ma ci hai dato anche delle cose magnifiche“.

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Video (da apprezzare anche l’audio) :
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Foto ingrandibili:
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