Gli Italiani saranno sempre più a rischio

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/riscatto-terroristi-vietato-convenzione-ratificata-italia-156331/

Riporto il pezzo che ,da sporadico trasfertista per lavoro, mi interessa di più:

Umberto Saccone, ex ufficiale dei carabinieri con una lunga esperienza nel Sismi e poi come direttore della Security di Eni, la ritiene una “minaccia per il personale delle nostre aziende presenti in contesti critici perché presupporre che lo Stato paghi significa mettere a rischio chi lavora in aree difficili e senza sufficiente tutela”.
A tal proposito Saccone fa notare che esistono appunto convenzioni ratificate dall’Italia che “vietano il pagamento di riscatti a organizzazioni terroristiche proprio perché mettono a rischio la sicurezza di tutta la comunità internazionale”.

Weekend 11/10/20

La mia compagna pare più rilassata: è da qualche giorno che NON mi dice di andarmene o che vuole mettere in vendita la casa. Di solito succede quando le viene il mestruo, ma stavolta non c’entra.

Come ho passato il weekend: niente di niente. L’unica uscita di casa è stata per andare a comprare 2 pacchi enormi di patatine per strafogarmici.
Per il resto sono stato sul divano a fissare il soffitto.
Non ho interessi. Mi rendo conto che ,eliminando il discorso moto, non ho altro. Mi piace anche l’escursionismo in montagna, ma dopo un po’ mi rompo le palle di fare sempre avanti e indietro in macchina per fare ore di faticosa camminata.
Anche i cammini (Via degli Dei, ecc) in fondo… sì, bella esperienza, ma non sono la mia vita. L’idea mi piace, ma arrivare ogni giorno al tramonto coi piedi doloranti non è il massimo. Poi questa programmazione…questo dover arrivare alla mèta… con a disposizione tot giorni per farlo… mah…  Ma tanto è stata un’occasione più unica che rara. E adesso sono qui.
La tv mi annoia, i film non mi interessano, i libri sono come i film e devo anche far fatica oculare, potrei fare una passeggiata ma mi è venuta la tristezza…

Forse dovrei rassegnarmi: la vita è questa. Dovrei mettermi anch’io in coda per andare al centro commerciale di domenica.
Del resto, quando sono andato al supermercato per comprare patatine e birra, ho incontrato un mio ex collega che ,con la sua famigliola “da mulino bianco”, stava facendo la sua bella spesa domenicale.

E uno direbbe “beh.. meno male che almeno arriva il lunedì e il lavoro mi tiene un po’ impegnato“… e invece no! Dove lavoro adesso (ormai da 2 anni) passo le giornate esattamente come i weekend sul divano con l’unica differenza che sono seduto a fissare un monitor facendo finta di far qualcosa.
Io e altri siamo stati assunti per potenziare l’ufficio tecnico ma di fatto non abbiamo mai niente da fare. Il poco lavoro che c’è viene tenuto dai nostri capi, per poter far vedere che hanno qualcosa da fare.
A noi ultimi assunti restano al massimo quei lavoretti scartati dai capi in quanto poco interessanti.
Ho pensato che per darmi una botta di vita dovrei cambiare almeno il posto di lavoro, visto che la mia condizione famigliare non la cambio.
Però è davvero dura andar via da un posto dove si sta bene e si viene pagati per fare niente!
Poi forse ,in questo periodo, è meglio un lavoro che non dia problemi. O forse no: forse in questo periodo di depressione è meglio un lavoro che non deprima?

Intanto i giorni passano: 5 fissando il monitor e 2 fissando il soffitto. Ancora circa 225 così e farò 46 anni. Poi altri 365 e ne farò 47… e via così.
L’unico cambiamento sono le stagioni.
Seguo un blog che è molto focalizzato sulle sensazioni suscitate dal meteo e dalle stagioni… adesso lo capisco molto di più.
E pensare che c’è gente che sogna di vivere in una qualche zona del mondo dove nel corso dell’anno il clima resta abbastanza costante, senza particolari escursioni.  …Che palle!

Mi chiedo per quale motivo certa gente accetti di mangiare erba e integratori nella speranza di vivere più a lungo. Adesso va di moda quel giornalista con la zazzera, Panzironi, che promette di far vivere fino 120 anni… MIO DIO CHE INCUBO!!!!

Pensieri ad alta quota (ritorno dalla trasferta)

breCattura
Scritto sull’aereo durante il viaggio di ritorno.

Albergo, frigobar, lavoro interessante, uscite per Montes Claros, cene fighe pagate, camera con visita sulla spensieratezza, adesso aereo con film, cuffiette, con pasta portoghese con carne e 2 bicchieri di vino molto buono, cazzi miei e esperienze nuove…

Nel cesso dell’aereo, sorridendo allo specchio (quel vino era fortino), di nuovo mi sono emozionato per la bellezza della mia vita.
Possibile?
Io che ho una vita di merda, io che sono vittima (indiretta) di una disgrazia pesantissima?
Come posso aver trovato, ancora, quella sensazione di esagerato benessere che fa emozionare?
Soprattutto considerando che la volta precedente è stata solo 3 mesi fa….!
Queste felicità che fanno scendere le lacrime ,prima, mi capitavano 1 volta ogni 3-4 anni se andava bene.
Cosa sta succedendo?
Non è possibile che io sia felice!

In parte devo anche ammettere a me stesso che adesso mi lancio molto di più nelle situazioni e nelle nuove esperienze, mentre prima ero più trattenuto. Provavo come un senso di obbligo di “compostezza”, di “contenimento”. Una sorta di timidezza nei confronti delle potenziali nuove esperienze.
Ora invece ogni occasione la vedo come una possibilità di godimento della vita. E allora perché no?
Perché no tante cose: non solo una importante trasferta, ma anche esperienze piccole come ,per esempio, l’assaggio di un piatto inusuale o una qualunque piccola scelta che sia fuori dalla routine.
Prima avevo tutto e lo vivevo in punta di piedi, ora ho “poco” ma lo abbraccio, lo limono, ci faccio l’amore senza freni.
Forse davvero ogni cosa, anche la peggiore, ha un qualche lato positivo.

Aggiornamento di domenica 1/12/19 : sono rientrato da 3 giorni e già ne ho le balle piene. Le avevo a 3/4 già dopo 1 giorno.
Rileggo ciò che ho scritto e in questo momento non ne sono più tanto convinto.
Sono di nuovo nella mia deprimente vita di merda.
Ma forse questa alternanza di stati d’animo è normale e anche ,in fondo, benefica. Altrimenti darei per scontati quei momenti di felicità.

Trasferta di lavoro in Brasile

1 Settimana in Brasile per lavoro, pagato dall’azienda, purtroppo in una città nell’entroterra, non turistica.
Fuori dal centro città… è meglio non avventurarsi. E anche in città ,se giro da solo, faccio “balà l’oc” (“ballare l’occhio”, come si dice a Milano).
Il lavoro va bene, la macchina installata presso il cliente non ha particolari problemi, niente per cui perdere il sonno, quindi sto vivendo praticamente una vacanza: sono con 3 colleghi, in uno dei migliori alberghi della città (dei migliori QUI, ma in Italia sarebbe da 1 stella, massimo 2), pagato per tutto: straordinari, trasferta, taxi (che rottami!), cibo, tutto!
I prezzi, per noi, sono ridicoli: una birra nel frigo-bar della stanza costa 6 real$ che sarebbero meno di 1,50 euro.
Alla sera andiamo a mangiare in posti che sono considerati di lusso (per noi sono poco più che dei pub), spendiamo ciò che per un operaio locale corrisponde a quasi mezzo stipendio, ma per noi sono meno di 30 euro a testa (e paga l’azienda).

E sono lontano dai miei guai della solita vita. Molto lontano. Sono lontano 21 ore di viaggio (3 aerei solo per l’andata).
Estate anzichè inverno, 4 ore di fuso orario, qualche chiamata a casa via whatsapp e un parecchi messaggi. Ma quel mondo e quella routine quotidiana mi sembrano così lontani. Mi sembrano lontani mesi e mesi, anni! Mi sembra di essere così da sempre.
Quando sento le questioni di casa vengo riportato bruscamente in un mondo che… boh…..  mah…..
Devo ammettere che non ne sento la mancanza.

Domani è domenica e non lavoriamo. Forse vado a farmi un giro in centro, lottando contro il caldo. Lo soffro molto ma mi vestirò leggero e andrò a fare il turista, armato di acqua e polase. Quasi spero che i miei colleghi non vengano, per potermi fare i fatti miei.
Ora sono stravaccato in camera dopo una cena a base di filetto alla griglia, sto bevendo l’ultima birretta con lo split dell’aria condizionata che lavora rumorosamente ma con buoni risultati.
Come si fa presto a dimenticarsi la solita vecchia noiosa grigia stantia vitaccia!
Come sembra lontana!
Lontanissima.
Sono qui da soli 3 giorni e già non me la ricordo più.
Ma è mai esistita?

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Sono strano: non gradisco le tribolazioni

Tratto da un post su https://oltreilbordo.wordpress.com :
“Di sicuro una persona che è sommersa da mille impegni non ha neanche il tempo di pensare, quindi non può essere depressa. Disperata sì, ma depressa no.
Molti anni fa (e forse ancora oggi) ai depressi veniva consigliato di farsi una famiglia. Per parte mia posso dire che voglio sì cambiare la mia vita, ma certamente non in peggio.
Ho già troppi nodi da risolvere con me stessa che non voglio ulteriori problemi da risolvere.
Certamente, i miei problemi resterebbero in seconda linea dietro a quelli di un infante da mantenere e starci dietro, ma non verrebbero cancellati. Sarebbero soltanto spinti in fondo al cassetto.”

Non ho e non ho voluto figli. E non è solo una questione di figli, bensì di rotture di palle in generale: la gente si lamenta ma in realtà adora i guai perché si sentirebbe vuota se non avesse niente per cui tribolare e lamentarsi.
Certe volte mi chiedo se io sono un “diverso”, un essere umano uscito male.
Possibile che io non abbia questo istinto che hanno tutti?
Possibile che solo io capisca che è una stronzata?
Possibile che solo io veda quanto è inutile questa vita e non mi vada a genio di stordirmi, di drogarmi, con religioni o impegni che possano evitare di lasciarmi vedere la realtà?
Certe volte mi faccio paura da solo 😀

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Viaggiare è anche una terapia (?)

Questa storia del viaggio terapeutico ,secondo la mia esperienza, è un’illusione: prima di partire si è convinti (chissà poi perché?) che quell’esperienza ci cambierà, ci farà capire, ci darà una svolta e torneremo cambiati, più saggi, più svegli, più “smart”.

Poi si torna e…….. abbiamo certamente passato delle belle giornate, ma la vita di sempre è lì che ci aspetta esattamente come prima e non siamo affatto più saggi, non abbiamo avuto l’illuminazione, Dio non si è rivelato e non ci ha dato alcuna risposta.
Siamo esattamente come prima, anche se… almeno… …ci siamo divertiti.
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Altre volte si pensa anche che finalmente ci toglieremo quella soddisfazione, quello sfizio, dopodiché saremo pronti a immolare la nostra vita per sposarci, allevare figli, o per altre cause giuste ma un po’ noiosine. Come fosse una sorta di addio al celibato.
E invece….……. 1 grande abbuffata non può toglierci l’appetito per sempre. Anzi ripenseremo a quanto erano buone quelle succulente pietanze.
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Felicità

Sto rivedendo il significato della parola “felicità”: credo che la felicità come tutti la immaginiamo non esista e sia solo uno specchietto per allodole, un’illusione che ci fa dannare lungo tutta la vita. Come se cercassimo di raggiungere la pentola d’oro sotto all’arcobaleno.
Credo che si debba invece avere come obiettivo la serenità e i BREVI e fuggenti attimi di felicità semplice: gustarsi l’arcobaleno anziché affannarsi per la sua pentola d’oro, per usare una metafora.
Attimi di dimenticanza.
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Amicizie scomparse

Ispirato dalla lettura di:
Lo strano caso delle amicizie scomparse
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Io penso che al termine dell’adolescenza si inizi a…”identificarsi” e a prendere di conseguenza strade diverse.
Da giovani si è tutti uguali, uniformati. Poi ci si diversifica.
E’ questo la causa dell’allontanamento, della caduta delle grandi comitive.

Poi oso aggiungere anche che col passare degli anni si ritorna ad essere abbastanza uguali (non sempre ma spesso) o comunque le cose da fare diventano meno e quindi si potrebbe anche rivedersi, si avrebbe anche il tempo….. ma ,ed è qui che oso, io credo che lo si eviti ANCHE un po’ per imbarazzo. Per non dire vergogna.
E’ imbarazzante far vedere ciò che siamo diventati, dopo tutte quelle serate passate a dirci che non saremmo mai diventati “così” e “cosà“.  E invece…. anche noi….

Sono persone con cui mi sono confidato da ubriaco, ho rivelato ogni sogno, speranza e anche debolezza, ho riso ma ho anche pianto, ho pianto e sognato. E preferisco ricordare quelle situazioni per come erano.
Preferisco che restino congelate nei ricordi.
Rivedersi con gli amici dell’adolescenza sarebbe un po’ come rivederci con noi stessi adolescenti e ciò ci costringerebbe a fare i conti e tirare le somme della vita.