Solitario?! Io?!?

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Sabato ,fermo con la mia bicicletta in un punto remoto del parco delle Groane ad ascoltare gli uccellini, mi sono stupito nel riflettere su quei pensieri che avevo partorito nella mia ingenua mente infantile e che ancora adesso mi ritrovo a condividere. Nello specifico: da bambino ero piuttosto solitario e ,quando qualche adulto mi chiedeva come mai, io rispondevo che con gli altri giocavo ai giochi che decidevano loro mentre da solo potevo fare ciò che piaceva a me senza dover convincere altri nè prendere compromessi.

Poi è arrivata l’adolescenza e la “fame” di amicizie ha avuto il sopravvento: gli amici erano importanti come l’aria!

Ora invecchiando mi ritrovo a fare un’eccessiva selezione, di persone, di proposte di eventi mondani…  So cosa mi piace e voglio fare solo ciò che va in quella direzione.
Se tizio è troppo così e cosà, va bene per un pò, ma quando inizia a condizionare i miei progetti, quando s’attacca troppo, quando diventa troppo, diventa di troppo!
Mia moglie è come me, anche peggio! Questo post potrei scriverlo tutto al plurale, se non fosse che pure mia moglie -complice anche la sindrome premestruale- ogni tanto la percepisco di… troppo.  😀

Ecco: mi rendo conto che sto tornando a pensarla come quando ero bambino e che la solitudine non mi da più così fastidio, perchè mi permette di non dover prendere compromessi.
Ma forse… in tutta sincerità, sto peccando di superbia. Sto snobbando le persone. Dire “meglio soli che non perfettamente accompagnati” non significa gettare alle ortiche un dono divino?  Non significa rischiare di rimanere soli come 2 (con mia moglie) vecchi pazzi?
Forse tutta la spiegazione sta nel fatto che la solitudine è ricercata solo quando di amici ne abbiamo a volontà e quindi ci sentiamo “potenti”, superiori al problema. Poi ,quando non se ne hanno più, si torna a lamentarsi.

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Il peggiore difetto

Assolutamente lo scopo di questo post non è di criticare un qualche difetto di altri!!! Anzi mi riferisco a quei difetti che NON sono un danno nei confronti del prossimo (che può gentilmente congedarsi), bensì sono un vero e proprio cancro per sè stessi.

Ho avuto la fortuna (“fortuna” perchè è pur sempre un’esperienza che mi arricchisce) di aver avuto a che fare con persone talmente antipatiche da essere inconsciamente (più o meno) condannate ad avere una vita terribile, sempre, in ogni circostanza, in ogni caso e in ogni luogo.
Qualcuno di questi è un mio vicino parente. E mi dispiace per lui, ma ha un dannato caratteraccio da saputello snob che ha fatto allontanare tutti… e per “tutti” non mi riferisco agli amici della bocciofila, ma a legami ben più importanti! Roba da “c’è posta per te”! Cose gravi! Non mi dilungo nei dettagli perchè non si sa mai.
Con altri ho avuto a che fare anche in modo molto superficiale, per esempio tramite un veloce scambio di opinioni via internet, avvenimento che tra l’altro ha ispirato la scrittura di questo post.
Si possono anche facilmente trovare tantissimi casi di vittimismo cronico, più o meno gravi: dal ragazzino caratterialmente difficile che si lamenta perchè gli amici lo escludono (sono gli amici ad essere “stronzi” o è lui ad essere antipatico?), fino al personaggio con gravi manie di persecuzione che riesce a crearsi solo inimicizie ovunque vada.
Dico: 1 volta può capitare, 2 anche… ma quando sei vittima di stalking in una scuola, poi anche in un’altra, poi in un posto di lavoro, cambi posto di lavoro e succede anche in quello nuovo, poi in una città, poi cambi città e anche lì ti odiano, allora ti trasferisci su Marte e ti odiano anche i marziani, ecc… allora forse è il caso di farsi qualche domanda.
untitledEcco: il peggiore difetto è quello che danneggia sè stessi. E non rendersene conto.

Boccata d’aria dal “carcere volontario”

Walden, ovvero vita nei boschi

Walden, ovvero vita nei boschi

Oggi ,prima di iniziare il lavoro, ero nel cortile della ditta a respirare l’aria fresca della mattina prima di entrare definitivamente in “cella” e ho avuto uno strano pensiero, forse favorito dalla lettura -ieri sera prima di addormentarmi- di un capitolo del libro in cui l’autore parlava dell’acquisto di un piccolo e semplicissimo baitello/cascina di montagna per andare a vivere in mezzo al bosco.
Mentre fissavo un punto lontano e lasciavo correre la mente, sentivo i rumori, le auto che passavano, i colleghi che parcheggiavano e nel sottofondo il cinguettìo degli uccellini…  e ho pensato che sto diventando intollerante ai rumori della civiltà, che vorrei vivere più vicino alla natura.
Però mi sono detto:“Eh sì, però in fondo in fondo ti piace questa vita, perchè ti piace non tribolare per raccimolare i soldi che servono per campare! Ti piace startene bello tranquillo e paciuso in uffio con lo stipendio fisso e sicuro anzichè andare a inventarti chissà quale diavolo di lavoro pesante, scomodo e dall’introito incerto, in qualche borgo di montagna!”.
Pensiero successivo: “però ,economicamente parlando, avrei la possibilità di accettare di guadagnare meno (anche perchè spenderei meno), per fare una vita che mi piace anzichè una vita che lascio scorrere passivamente in attesa della fine!“.
Che deficente che sono: per pigrizia mentale, continuo a preferire la rassicurante e preconfezionata routine. La odio e la amo contemporaneamente.

Sì ma ipotizziamo di farlo davvero. Soldi a parte, cosa andrei a fare? Sinceramente non mi ci vedo a mungere vacche e fare formaggi da vendere in paese. Sicuramente finirei a fare il cameriere in un bar-ristorante, il falegname (il “bocia”, il “monta sù”), l’idraulico, l’imbianchino… allora tanto vale che me ne sto in ufficio e nel weekend vado in montagna.
Poi vedo su teleunica.com un servizio sul rifugio Grassi con l’intervista ai rifugisti… e… mah…

Poi il pensiero si allarga. Sono fatto così: per comprendere un concetto lo amplio il più possibile per poterlo vedere a livello globale, filosofico.
Non ho figli, cosa faccio in cima a una montagna oltre a passare un giorno di seguito all’altro? A cosa serve il susseguirsi dei giorni? Ma in fondo il discorso vale anche per chi ha figli: in ogni caso è un susseguirsi di giorni fino alla morte, e anche i figli creperanno prima o poi.
In ufficio o in montagna, con la sindrome da peter-pan o con i più nobili scopi nella vita, altro non facciamo che trascorrere quel lasso di tempo tra la nascita e la morte.

Ok, basta così, mi devo fermare perchè pensare troppo, aprire troppo gli occhi, uscire dall’illusione, fa male. Come disse Manzoni (o ,sembrerebbe, un certo Morandotti), “troppo cibo rovina lo stomaco, troppa saggezza l’esistenza”.

NUOVA APERTURA!!!

Bene, dopo aver seguito a lungo soprattutto il magico e ineguagliabile blog di Romina http://oltreilcancello.wordpress.com ho deciso di crearne uno anch’io, perchè commentando negli altri blog mi sono reso conto che è piacevole esprimere i propri pensieri… e ne ho parecchi, ma non posso aspettare che qualche blogger posti per coincidenza un articolo sul tema che io ho in mente! 🙂
Adoro (anche se riesco di rado) sedermi all’aperto, fissare un punto nell’infinito e elaborare pensieri. Entro come in uno stato di trance e dopo devo scrivere alla svelta quei quattro punti chiave delle idee che ho partorito, perchè ho paura di dimentacarmeli come succede coi sogni onirici.

A dire il vero ne avevo già creato uno http://sognatorefallito.blogspot.it/ (com’è imbarazzante rileggere le stupidate che ho scritto anni fa 🙂 ) , ma l’ho abbandonato quasi subito perchè ne era venuto a conoscenza un mio collega di lavoro… e io preferisco mantenere ogni aspetto della vita confinato al suo posto.
E poi anche perchè in fondo…sì… mi sono scoraggiato perchè non sono mai stato bravo a scrivere articoli con quel linguaggio forbito e poetico: ho sempre preferito frequentare il rozzo mondo dei commenti agli articoli degli altri.
Comunque chi mi vieta di scrivere ciò che mi passa per la testa, seppur nel mio modo impacciato? Del resto si scrive principalmente per sè stessi, per sfogarsi. Certo è meglio se poi il nostro sfogo cattura l’attenzione di qualcuno, soprattutto se può commentare esprimendo un suo punto di vista.
Direi che condivido pienamente ,parola per parola (incredibile: dalla prima all’ultima..è quasi imbarazzante), questo pensiero: http://www.ilquotidianoinclasse.it/2012/02/si-scrive-per-se-stessi/
E’ magnifico! L’ho trovato per caso e sembra che l’autore abbia tradotto in parole ciò che m’ha letto nel pensiero.
Ecco, vedete? Io non ci riuscirò mai a fare una cosa simile. Ma cosa importa? Faccio ciò che mi piace, come posso, come mi diverte. Se mi diverte.
vietato-calpestare-i-sogni