Al lavoro

CaptureNon parlo mai di lavoro. Mai. Anche a casa, mentre mia moglie mi fa la cronistoria giornaliera, io difficilmente accenno qualcosa.
Ma stavolta è un fenomeno degno di studio antropologico.

Al lavoro sto attraversando un periodo strano: mi hanno cambiato i capi, mettendo un paio di inutili spaventapasseri presi da fuori.
Sono gli N-esimi fanfaroni che parlano tanto, sembrano fare tutto loro, passano settimane a creare presentazioni con Power-point per ogni minima questione (problemi risolvibili in un quarto del tempo necessario per creare la presentazione), fanno riunioni su riunioni che si concludono sempre con aria fritta… finché qualcuno di buona volontà ,stufo di annoiarsi e di sentire cazzate, fornisce la soluzione e così li salva.
Capi passivi tenuti in vita dai sottoposti che ,per beneficenza o per incapacità di adeguarsi al rincretinimento, continuano a fare il lavoro che dovrebbero fare i capi.

Quando i sottoposti ,per una volta, non parano il culo ai capi, i problemi che inevitabilmente ne conseguono sono colpa dei sottoposti perchè non hanno saputo essere autonomi, oppure perchè non hanno fatto presente la tal questione ai capi. Se invece l’avevano fatto presente, è comunque colpa loro perchè non l’hanno ripetuto (a mò di promemoria) con cadenza almeno giornaliera.
Se un capo si trova di fronte alle conseguenza di un proprio deficit, il suo ego non accetta di ammettere il “mea culpa” e quindi inizia a sbraitare contro chiunque, spesso contro una qualche entità non ben definita, non potendosi permettere di fare incazzare qualcuno.

I capi inetti fanno la guerra ai personaggi importanti e storici dell’azienda, ne parlano male ma poi in realtà li lisciano amorevolmente perchè ne hanno bisogno come hanno bisogno dell’aria.
E’ un odio-amore: li odiano perchè purtroppo sono più intelligenti, li amano perchè fortunatamente sono più intelligenti.
Spesso ,non sapendo prendere decisioni importanti, ripiegano prendendo ferme decisioni su cazzatine completamente prive di senso.

Ne ho visti passare molti ,di personaggi simili, e sono tutti durati poco. Purtroppo temo che questi dureranno un bel po’.
Io non ho possibilità di andarmene. Mi tocca adeguarmi. Mi tocca sopportarli.
Dio mi aiuti a continuare a districarmi e sguisciare bene in questa situazione assurda, senza farmi venire il mal di stomaco.
E ,quando se ne andranno, mi aiuti a sistemare i casini che hanno combinato durante la loro permanenza.

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Cascate del Serio (versione serale)

Weekend carino: moto, campeggio in tenda, camminata notturna con luce frontale, cascate…
Da precisare che le cascate non è che siano granché, ma sono il pretesto per fare qualcosa di diverso e in un’atmosfera diversa: l’evento raduna centinaia e centinaia di escursionisti che letteralmente invadono il paesino di Valbondione.
Secondo la metà del fatturato annuale dei negozianti del paese è fatto in quei 5 o 6 giorni di apertura delle cascate.
DSC_5029Qualche consiglio per chi volesse andarci:
– fate in modo di arrivare al paese molto in anticipo, perché ho sentito persone lamentarsi che per fare gli ultimi 4 km c’hanno messo più di 1 ora.
– se non abitate più che vicino, buttatevi in tenda in campeggio e evitate di rimettervi in coda alle 23 quando quasi tutti tornano a casa.
– se vi piace la birra rossa andate al pub-pizzeria “May Day”, ma se vi piace la pizza un po’ più alta di un “pane carasau” condito… finita la birra andate in un’altra pizzeria.
– se siate appassionati di fotografia e andate all’apertura serale, portatevi un cavalletto oppure dovrete (come me) cercare dei grossi sassi e estirpare la vegetazione davanti all’obiettivo.
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Il campeggio è bello e il personale gentile e molto disponibile. Per l’occasione anch’esso è rimasto attivo tutta la notte: sbarra mai chiusa e personale sempre vigile, soprattutto nell’ufficio della direzione:
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Ricordo di un viaggio

Non sono un gran viaggiatore nel senso usuale del termine: detesto il viaggio fatto di trolley, aeroporti, programmazioni, biglietti, orari e vita preconfezionata in un qualche paese lontano.
I miei viaggi sono dei weekends ,qualche volta di 3 gg, in moto e tenda. Quelli più lunghi sono durante le vacanze estive, ma sempre con la stessa formula.
Nel lontano (sigh) 1999 avevo 24 anni, ero single e contemporaneamente abbastanza adulto da essere svincolato dai genitori, quindi libero come il vento, io e nessun’altro a cui rendere conto, io e me stesso con cui fare le scelte circa le mie avventure.
Amici tanti, ma sapevano che dovevano rispettare la mia libertà. Con loro avevo sempre messo le cose bene in chiaro.
(Purtroppo ai tempi non mi interessava fare foto, quindi quelle che metterò qui sono raccattate da internet, giusto per rendere meno noioso l’articolo).

Con amici motociclisti avevamo scelto come destinazione per le ferie la Sicilia ma io ,per mia scelta e senza un preciso motivo, partì in una data diversa da quella scelta da loro.
Ricordo che la prima mattina di ferie avevo già la moto carica ma decisi di non partire perchè… quel giorno non mi andava… avevo ancora addosso l’ansia da lavoro…. e i miei genitori: “Ma non parti? Ma quando parti?“…. Io: “non lo so…boh…quando mi và“.
Questa illogica attesa durò 2 giorni, poi una mattina mi dissi: “oggi ho voglia di andare“, aprii la finestra…e c’era brutto tempo. Pazienza, “vado!“. Mio padre: “ti te se minga a post“.

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La mia moto di allora: una cromatissima Virago 750 (foto presa da internet, ma è identica)

In tangenziale di Milano già il primo acquazzone-diluvio, poi in poco tempo arrivai alla mia prima tappa: l’Argentario. Lì cercai un campeggio e alla sera approcciai i miei vicini di tenda con una tecnica insegnatami da un mio amico molto estroverso (mentre io a quei tempi ero più timido) : dopo tutto il giorno durante il quale furono incuriositi dalla moto e dalla mia solitudine, con un po’ di birre mi avvicinai e dissi “ragazzi, disturbo se mi siedo con voi a bere una birra in compagnìa? Ne volete una? Ne ho qualcuna…“. Mi sembrò che non aspettassero altro: si mossero con una rapidità incredibile per recuperare uno sgabellino per me.
Tutta la sera fui incredibilmente al centro dell’attenzione e furono loro a farmi continuamente parlare di moto, viaggi, ecc. Fu ,per me, quasi imbarazzante.
Il giorno dopo andai in spiaggia con loro e alla sera facemmo una bella spaghettata davanti alle tende, con pentolame e fornelli da campeggio.
Alla mattina dopo, di buon ora, ripartii con destinazione Palinuro come seconda tappa.
Senza orologio e senza sveglia, solo un telefonino che a quei tempi non includeva l’orologio, mi addormentai con in testa l’idea di dovermi svegliare presto e presto mi svegliai.

Più andavo a sud, più non riuscivo a stare da solo nemmeno un momento, forse anche grazie alla curiosità che destava la mia moto targata Milano unita alla mancanza di compagni di viaggio. L’unico tempo passato in solitudine fu quello in sella alla moto, altrimenti qualcuno attaccava sempre bottone con me: il benzinaio, il tizio fermo a mangiare un panino, il venditore di santini durante l’attesa del traghetto per lo stretto di Messina, ecc.

Al campeggio di Palinuro notai i gruppetti di ragazzi attorno a me che mi scrutavano curiosi mentre montavo la tenda da solo, con la mia moto tutta cromata con la targa milanese ben in vista. In serata furono praticamente loro ad approcciare me.

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Palinuro: l’Arco Naturale vicino alla spiaggia del campeggio

L’arrivo nell’ultimo campeggio, in Sicilia, fu la continuazione di una magnifica vacanza estiva con un sacco di amici, molti dei quali conosciuti lì. C’era anche un gruppo di 4 ragazze siciliane con una grande tenda a casetta e fornite di ogni attrezzo da cucina, oltre che di una damigiana di vino casereccio.
Con una di quelle ragazze ebbi un feeling particolare e una notte dormimmo all’aperto (nelle tende c’erano i nostri amici), con una stuoia sotto e un soffitto di stelle sopra. Ci piacque talmente tanto che ormai son 17 anni che dormiamo insieme tutte le notti. 😀

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Questa è l’unica foto reale di quella estate: serata con impepata di cozze. Il pelato è uno dello staff del campeggio, che abbiamo invitato… e non se l’è fatto ripetere, non tanto per le cozze quanto per i vari alcolici.

 

 

 

 

Anche il viaggio di ritorno fu un’avventura ,anche più particolare del viaggio di andata, ma ero coi miei amici e quindi senza il fascino della situazione solitaria.
Dormimmo in un motel veramente terribile e poi anche in una polverosissima e incasinatissima soffitta di proprietà di una ristoratrice da cui andammo per mangiare un boccone. Un anziano passante che sentì casualmente le nostre chiacchiere ci offrì il box di casa sua per parcheggiare al sicuro le moto cariche.
Questo paesello dagli abitanti così ospitali si chiama Bertonoro (Forlì) e l’ospitalità credo sia dovuta in buona parte anche a un’antica tradizione.
Per approfondire: http://www.emiliaromagnaturismo.it/it/eventi/forli-cesena/turismo-forlivese/copy_of_festa-dellospitalita
E’ un paesello magnifico, sito su una collina e quindi con terrazze panoramiche, ma con un grosso difetto: è al centro della produzione (e consumo) dell’Albana, un vino bianco…eccessivamente buono, ahinoi!
Ma siccome il vino è nemico dell’uomo e chi fugge davanti al nemico è un vigliacco, ci ritornammo spesso per fare una gita motociclistica in giornata. 😀

Natura sintetizzata

Se qualcuno ha ancora voglia di predersela coi socialnetwork accusandoli di essere la causa del rincoglionimento dei giovani, che finiscono col stare davanti al pc anzichè uscire e vivere la vita reale, beh… faccia una ricerca su youtube riguardo i “suoni rilassanti”!
Troverà in pratica una quantità pazzesca di suoni della natura tipo “rumore della pioggia su una tettoia“.
Vorrei far notare: non i suoi del pianeta Marte, o una canzone, no: i suoni sono della natura, di questo pianeta!  E dove cercarli? Su youtube…

Ieri pomeriggio, durante la mia passeggiata nell’ora di pausa, un improvviso temporale m’ha offerto l’esperienza pratica sul campo: mi sono dovuto riparare sotto la tettoia di un parcheggio per biciclette nel parco comunale.

C’è un tizio che tutti i giorni (tutti!) sfrutta l’ora di pausa per farsi un pisolino e… al grazie al riparo offerto dalla folta chioma dell’albero, nemmeno la pioggia può  rovinargli la siesta quotidiana!
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Buonforno

tumblr_nsp7u4gyb51sysy6ho1_1280E’ inutile che vi lamentate: io me lo ricordo che questo inverno vi lamentavate lo stesso e sognavate l’estate! Adesso è tutta vostra.

Mi piace la coerenza: ho un amico che dice di adorare le giornate calde in cui si suda come maiali e ,cito testualmente, “si bagnano anche le mutande e le palle“….  cosa che non condivido affatto, però lui almeno la pensa così anche quando è in moto autostrada sotto il sole di luglio alle 2 di pomeriggio, con casco, giubbino e pantaloni incollati addosso, con le gomme che si sciolgono sull’asfalto. E le palle sudate.
Beh, è coerente!
Ma io continuo a preferire freddo, soprattutto in montagna.
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