Determinato o cocciuto?

La lettura di un paio di articoli in giro per blogs ,in particolare questo https://sguardiepercorsi.wordpress.com/2016/06/11/sculture-di-vita/ , m’ha spinto a mettere nero su bianco un altro pensiero che da sempre mi gira in testa: fino a che punto è giusto insistere? Qual è il limite tra positiva determinazione e negativa non accettazione del proprio essere?

Non capita anche nella vostra vita che ci siano cose che filano via lisce e altre che proprio… “non s’hanno da fare” nonostante ,per assurdo, dovrebbero essere più semplici di quelle del primo tipo che invece ,incredibilmente, filano tranquille senza nemmeno applicarci dell’energia.
Questo anche al punto che…(parlo molto seriamente) inizio a pensare che ci sia qualche sorta di destino e…. non so quanto sia giusto incaponirsi.
Cioè: incaponirsi è segno di giusta e sacrosanta forza di volontà e determinazione per il raggiungimento dei propri obiettivi, oppure significa andare contro ciò che è stato deciso per noi?
Il fatto che tutto capiti a sfavore, qualche volta mi fa davvero pensare…

Giustissima la preghiera di  Tommaso Moro: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per cogliere la differenza.
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Pensieri mattutini

Da https://sguardiepercorsi.wordpress.com/2015/10/06/pensieri-mattutini/
Guardavo le auto in movimento, le persone su autobus e tram, quelle a piedi… Flussi di esseri umani, ciascuno con la sua storia, calato nella sua vita, diretto verso la sua meta prossima e verso quelle future. Immaginavo ciascuno con un fumetto sulla testa che raccontava qualcosa di quella vita, e il colore dello stato d’animo del momento.
Mi sentivo parte di quel flusso, vita tra tante vite. Pensavo a quanta gioia e a quanto dolore lì in mezzo, nel flusso“.

Anche a me capitano queste riflessioni contemplando la gente che si muove come formichine e vive ogni giorno la sua “valle di lacrime” tra gioie, dolori, ma soprattutto molta routine.
Però mi assalgono sensazioni non proprio bellissime…. insomma, mi sembra di vedere un formicaio di gente che tira avanti senza nemmeno sapere perchè, continuando a muoversi solo perchè chi si ferma è perduto, spesso con delle FACCE SMORTE….
La vita è strana… e noi siamo solo pedine che si affannano tanto senza rendersi conto che in realtà la loro SINGOLA vita ,per il MONDO, vale meno di cicca masticata. Al pari della vita di un insetto che dura quanto una stagione.

In quei momenti è come se per un attimo uscissi dall’illusione umana ,forse addirittura dal mio corpo (in senso psicologico), e per un attimo…. vedessi la realtà per quello che è, nuda e cruda… e mi appare molto molto molto semplice, talmente semplice da essere ridicola, ma talmente semplice da essere anche….disarmante.
Come quando a un bambino dicono che babbo natale non esiste.

Troppo vecchi per…

Date uno sguardo a questo articolo:
http://www.vanityfair.it/news/societ%C3%A0/14/08/18/dieci-motivi-troppo-vecchi

L’articolo in sè è una cagata tipica di vanity fair e infatti ho detto di dare uno “sguardo” non “lettura”, giusto per capire di cosa voglio parlare.
Insomma, lì vengono trattate frivolezze, ma è comunque riuscito a “rimettermi in movimento” una domanda ricorrente: c’è un limite (morale/psicologico, non fisico) di età per fare certe cose?
Non vi capita di sentirvi ormai “fuori tempo” per certe possibili passioni/hobby?

Ritorno alla solita…”vita”

E’ strano: lo stato di stand-by, di vita passiva, vissuto da sempre per 5 giorni alla settimana… ora ,rientrato dalle ferie, mi sembra una idiozia intollerabile.
Dopo un paio di settimane a disposizione PER ME, PER GODERE DELLA MIA VITA, non riesco a capacitarmi all’idea di dover sopportare questa esistenza da zombie.
Ma purtroppo o per fortuna ,già lo so, tra qualche giorno mi sarò riabituato e tutto scorrerà come prima, da perfetta formica nel suo formicaio.

Pettinatura da…

Ieri sera, dopo mesi e mesi di apatìa televisiva, ho visto un film davvero divertente. Stranamente l’ho seguito tutto senza distrarmi, senza ritrovarmi a fissare uno schermo luminoso con la mente altrove.
Anzi, m’ha allietato un lunedi davvero palloso.

Però una scena m’ha fatto ridere ,sì, ma con un pochino di…boh… : dovendo attraversare il confine con un camper pieno di droga e avendo un aspetto troppo “da trafficante”, il personaggio principale ha deciso di farsi una pettinatura più da bonaccione, da classico papà in vacanza con la famiglia.
Ecco la richiesta alla parrucchiera:

Nessuno

Negli ultimi tempi mi sembra di essere diventato troppo selettivo nei confronti degli amici. Tutti simpatici, ma nessuno mi va veramente a genio: chi troppo così, chi troppo cosà, chi ha quel difetto, chi ne ha un altro… e alla lunga (neanche tanto lunga) mi stancano.
Accidenti: non mi va bene nessuno!

Ma ciò che più mi fa impressione di me stesso è che…mi vergogno pure a dirlo…sarà che in questi giorni ho le palle un po’ girate, ma provo un senso di fastidio. I difetti delle mie frequentazioni sono come dei film già visti: me li aspetto, so già come andrà a finire, sono
drammaticamente prevedibili.
Mai come in questo periodo amo conoscere gente nuova e al contrario detesto le “rimpatriate”.

Ieri ci siamo rivisti tutti per il compleanno di un amico, dopo mesi e mesi (anche anni, per qualcuno) di contatti ridotti a qualche “mi piace” su facebook.
Beh… sarà che io preferisco la qualità alla quantità, sarà che non mi piace la confusione, ma sta di fatto che non ho chiacchierato granchè. Ero un po’ sulle mie. Mah…
A dire il vero mi sembrava anche un po’ una recita: non ci si vede mai, non ci si caga mai, solo oggi ci si interessa tanto, ma finita la serata a nessuno interesserà potersi rivedere entro breve.
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Amicizie e rancori

Ispirato da:
http://memolando.wordpress.com/2014/04/17/rami-sanguinanti/
gli ho lasciato un commento che riporto anche qui come articolo per il mio blog:

Non so se invidiare o no questo modo intenso di vivere le amicizie.
Io sono convinto che finita l’adolescenza non si abbiamo più amici, bensì solo conoscenti.
So benissimo che ,usando le parole di Vasco Rossi, ci si può vedere per “bere una birra al roxy bar” ma poi “ognuno in fondo è perso dentro i fatti suoi”.
Nei rapporti con le persone (simpatiche, antipatiche, simpatiche che diventano antipatiche o viceversa) mi adeguo come il sughero si adegua all’alzarsi e abbassarsi delle onde, senza radicali cambiamenti, senza litigi, senza rotture di rapporti in quanto mai son stati saldati.

Non aspettandomi molto è così per me impossibile rimanerci male. Ma di contro vivo le amicizie in modo mediocre, non ho rapporti intensi; libertà significa anche solitudine.

Qual è la via giusta? Restare corazzati e conseguentemente soffrire poco ma anche godere poco, oppure godere tanto ma INEVITABILMENTE rimanerci male molto molto spesso? NB: con “molto spesso” intendo la frequenza, non la possibilità! In quanto è per me CERTO che qualunque cosa abbia un termine o comunque sia destinata a un lento sfumare, appassire, degenerare, stancare (parlo x le cose belle, mentre quelle brutte possono durare anche tutta la vita).
Essere o non essere?
A risolverci il dubbio amletico già sul nascere è la nostra personalità, che volenti o nolenti ci porta essere ciò che siamo e cambiare è praticamente impossibile.

Ps: io ho un modo per definire tecnicamente se ho amici o conoscenti: gli amici sono quelli che si frequentano anche nei periodi che rompono la routine, per esempio le ferie estive, natalizie (le feste di fine anno) o i ponti in cui è possibile fare una vacanza via dalla solita città, ecc
Spesso (a 40 anni direi “sempre”) invece ci si vede con gli amici solo nella routine, mentre quando si avvicinano le feste ci si organizza per… “vederci tutti e farci gli auguri, che poi iniziano le feste e non ci si vede più“. :/