Vivo, morto o… zombie?

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http://www.ilnavigatorecurioso.it/2013/11/01/gli-zombie-come-metafora-dellumanita-del-xxi-secolo-morti-viventi-e-schiavi-della-moda/

Riporto qualche pezzo:

Ci dice Aristotele, dal IV secolo a.C.: schiavo è chi non appartiene a sé stesso.

[Gli Zombies] “non operano in funzione di nessun principio razionale individuale: non hanno nessuna coscienza, sono automi costantemente alla ricerca di esseri umani da divorare.
Non si può trattare con loro: non parlano e non sembrano avere volontà propria, non creano entità politiche o sociali riconoscibili, sono semplicemente masse di corpi indifferenziati, corrotti e corruttori, senza altro scopo che uccidere gli essere umani “normali” e renderli come loro.
Forse quello che risulta più orripilante è che questo zombie, oltre alla carenza di coscienza, non ha nemmeno una volontà individuale: si tratta di un ente ridotto ad un semplice corpo putrido che si muove con la stessa logica di un esercito di formiche: non ci sono individui, solo masse.”

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Lotte interiori

Anche questo post è ispirato da articoli di altri blog, nello specifico da questo: http://oltreilcancello.wordpress.com/2014/03/17/la-vita-che-chiama/#comments
Quante volte ci troviamo combattuti tra le nostre responsabilità da persone adulte inserite in questa seria società e i desideri frivoli, immaturi e magari anche un pò egoistici?
Tengo a precisare che per “egoismo” intendo l’egoismo “sano“, quello che non va a danneggiare il prossimo (questo è importante) e che ci evita di finire col leggere “Riza Psicosomatica” dove in copertina sfoggiano titoli del tipo “saper dire di no per sconfiggere la gabbia che ti opprime” 🙂

Di lotte interiori fra opposti sentimenti (preferirei chiamarle “dubbi amletici”, più che “lotte”) io ne ho parecchie. Penso che il saper bilanciare le cose e dondolarsi con maestrìa tra questi opposti sia il segreto della vita.
Però c’è un problema che Fortunatamente ,per ora, non ho: I SENSI DI COLPA a causa dei miei desideri da immaturo superficiale.
Nella mia condizione (senza figli, né altro che sia dipendente da me), le uniche cose di cui mi debba preoccupare sono:
– la continuità di un’entrata economica (ahimè, me tocca lavorà)
– il mio matrimonio (inteso come… vincoli, pregi e difetti del fatto di essere in 2 anziché da solo)
– il mio divertimento e soddisfazione (e che coincida con quello di mia moglie, ma questo è già insito nel punto precedente).

Tutto il resto sono rotture di balle e non ho alcun senso di colpa nel definirle con tali parole. Ripeto: posso permettermelo perchè ,per ora, nessuno dipende da me. E nemmeno io dagli altri.
Qualcuno sicuramente mi ritiene un patetico disgraziato (nel senso di “poveraccio”) con la sindrome da peter-pan.
Io mi ritengo un privilegiato. Anzi sono anche un sostenitore della filosofia del downshifting. E non lo dico per ridere: davvero m’è stato proposto di diventare coordinatore del mio ufficio (ciò fa capire che non sono un cretino, anzi i superiori mi stimano) e io ho delicatamente e gentilmente fatto capire che non mi sento portato per quella posizione. Sono scelte di vita: i soldi che predo mi bastano e quindi preferisco timbrare il cartellino alle 17.30 per andare a fare un giro in bici o altre faccende personali.

In ufficio tutti invidiano le mie ore di sonno senza interruzioni, la mia spensieratezza, i frivoli motivi per cui prendo dei permessi… e così mi augurano di inguiarmi presto con qualche bella figliata gemellare!
…Che colleghi carini! 🙂