Informazioni su Marco SognatoreFallito

Ehhh... mi piacerebbe essere più sognatore...! Lo sono stato! Ma la realtà quotidiana è una zavorra che tira verso terra. L'icona con Snoopy-baronerosso che viene abbattuto non poteva essere più adeguata.

Altro dilemma

Una discussione tra miei followers nata nei commenti dell’articolo precedente m’ha dato lo spunto per scrivere questo, indipendentemente dal fatto di aver perfettamente capito o no ciò che loro volevano intendere (fa niente: a me è saltato alla testa questo pensiero).
Infatti preferisco non riportare qui le frasi più significative, per evitare di far sentire le persone come etichettate erroneamente e accendere dibattiti sul “non ci siamo capiti, io intendevo dire un’altra cosa”…

Diciamo che vorrei parlare di 2 scuole di pensiero: una che vorrebbe spingerci a cercare il significato della vita nel sacrificio, nella dedizione alla famiglia (più numerosa possibile) e nell’amore (il più universale possibile); l’altra più cinica e realista che invece pensa che il mondo sia ormai un malato cronico, che dimenticarsi di sè stessi ci faccia viviere una vita di merda, vita di cui arriveremo alla fine con tanti rimpianti per non aver realizzato i nostri sogni, quindi asserisce che sia giusto pensare alla PROPRIA vita, a rincorrere i propri SOGNI e ASPIRAZIONI che in qualche caso consistono in cose che agli occhi degli altri (magari di chi ha problemi ben più seri) possono anche apparire come capricci e frivolezze di chi non ha altro a cui pensare.

fumettoamleto
Tra l’altro proprio qualche giorno fa sono capitato per caso in un altro blog dell’N-esimo rincorritore dei propri sogni e soddisfazioni, questa volta una donna che se la spassa alla grande in un viaggio dopo l’altro anzichè ammuffire in un ufficio, fare figli, ecc.
Ok, sicuramente lei è molto spendacciona e i suoi viaggi con soggiorni in hotel sono estremamente diversi dalle escursioni del “nostro Lupo” 🙂 però in linea filosofica ho trovato molte similitudini. Ho letto dei concetti sul suo blog che sembravano scritti da Lupo.
Riporto testualmente da https://inviaggiodasola.com/realizzare-i-sogni-dreamers-day-2017/ :
Lo scopo della nostra vita è essere felici. Ci arrovelliamo da secoli su quale sia il motivo per cui siamo al mondo, ma queste parole credo siano le più vicine alla realtà che io abbia sentito“.
Decisamente molto diverso da ciò che insegnavano i preti ai nostri nonni/genitori.

Mi salta alla mente anche una relazione con le ideologie (puramente teoriche) politiche : La sinistra direbbe “lo scopo della vita è generare altre vite, supportare il mutuo sostegno, e la felicità sta nel godere dei buoni e importanti rapporti (legami!) sociali. Nessun viaggio in solitaria è meglio di un Nalate con la propria famiglia riunita“;
La tipica persona destra direbbe: “la teoria comunista sarebbe giusta se l’essere umano fosse giusto, ma siccome al mondo ci sono troppi stronzi, zavorre, invidiosi, ecc che mi mettono i bastoni fra le ruote e dare retta a tutti significherebbe essere infelice io, allora mando al diavolo tutti… e a me stesso ci penso io altrimenti non ci pensa nessuno (tutti ti dicono cosa devi fare e come devi vivere, ma nessuno di loro ti chiede se sei felice)“.

La sinistra o la destra, la famiglia o la carriera, il matrimonio (il “sacro vincolo“!) o la libertà, S.Teresa di Calcutta o Steve Jobs (siccome è morto ora è considerato un eroe, mentre se avessi detto “Donald Trump” non avrebbe retto il confronto con S.Teresa).

Qual è la filosofia ,la strada, più giusta? Do una risposta che potrebbe sembrare scontata: DIPENDE DALLA NOSTRA SITUAZIONE PERSONALE.
Sarebbe scontata se parlassi di orientamento politico: il bisognoso è a favore del comunismo, mentre il ricco ha una mentalità più di destra, ma ciò si tratta di semplice *CONVENIENZA*.
Io propongo un altro punto di vista: un po’ di tempo fa ho avuto dei seri (o apparentemente tali) problemi di salute e…… insomma, a voi non è mai capitato di stare male davvero, magari con la possibilità che ciò sia permanente? Avete fatto caso a come cambiano le priorità?
Io vi assicuro che in quel periodo ho avuto modo di capire quali fossero i veri valori. E non era solo una questione di convenienza! Avrei potuto anche essere miliardario e permettermi così 1000 badanti. Non sto parlando di aiuto materiale! Sto parlando di valori.
Io in quel periodo ho usato termini che mai mi sarei sognato di pronunciare.
Poi son tornato in salute e nel giro di poco tempo me li sono di nuovo dimenticati 😀 e son tornato a pensare a sesso, moto, bivaccate solitarie, weekend magnifici…
E’ così.
L’essere umano è così.

Vi lascio con una canzone cantata da Irene Grandi

 

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Noia e insoddisfazione cronica

Ho provato a cercare su internet “insoddisfazione”, “insoddisfazione+cronica”, ma NON mi ritrovo completamente nei risultati che ho letto: questi siti di psicologia parlano spesso di un senso di competizione con sè stessi, un rincorrere continuamente una ipotetica perfezione nel proprio operato…. cosa che mi sembra più che altro da precisini rompicoglioni, da ansiosi e soprattutto da insicuri.
No, non è precisamente il mio caso.

Io soffro più di… NOIA. E vivo in un eterno tentativo di far qualcosa per non…per non perdere tempo, giornate, mesi e anni di questo pezzettino di tempo a mia disposizione che si chiama vita.
Non ce la faccio a fare come certi che…che… che si godono LA CASA, amano i weekends perchè si RIPOSANO, fanno le ferie cercando il RELAX e si godono la vita apprezzando… apprezzando… (attenzione!)…le PICCOLE cose (e magari aggiungono anche la parola “quotidiane“).
LE PICCOLE COSEEE?!?!?!!  😯
QUOTIDIANE?!??!?!
Le piccole non mi bastano. E poi mi suona come di “risparmio”, mi sembra di sentire la nonnina che dice:”dobbiamo essere parsimoniosi: spendiamo poco, mettiamo i soldini nel salvadanaio e accontentiamoci delle piccole cose“.
Ma io non voglio mettere la vita nel salvadanaio! I miei anni nel salvadanaio!
La casa e il divano col plaid me li godo solo se prima ho fatto ore di trekking con la neve fino alle ginocchia o un giro in moto che mi ha congelato!
E di quotidiano c’è solo la sveglia che suona, il lavoro, il ritorno dal lavoro per mangiare, guardare un po’ di tv e poi un’altro giorno della nostra vita è andato.

indexTra l’altro trovo che le attività rilassanti siano apprezzate più dalle donne: se vedo un’immagine, una pubblicità, dove c’è una persona che si rilassa in una spa, in un bagno con attorno delle candele, il soggetto è sempre una donna. Magari oltre alla donna è incluso nella foto anche un uomo sfigato, ma quella immagine ben studiata dal direttore del marketing è indirizzata al pubblico femminile.
Fate caso invece alle moto che vedete sulle strade in questa stagione: son tutti uomini, quasi tutti senza passeggero.

Ma chiudiamo la parentesi maschilista e torniamo al concetto di “tempus fugit”, che sarebbe il titolo più appropriato per questo post:
Anche ipotizzando (ipotizzando!) una vita di 80 anni, in realtà non tutti gli anni sono uguali e ideali per fare qualunque cosa: non parlo solo della “passività” tipica delle 2 estremità (troppo bambini o troppo anziani), bensì voglio dire che anche la parte centrale della vita è comunque segnata da diverse tappe.
In realtà non abbiamo affatto 80 anni a disposizione per qualunque cosa, bensì pezzetti di pochissimi anni [b]ognuno ideale per vivere certe esperienze e non altre[/b]. In qualche caso solo mesi se per esempio ipotizziamo una gita fattibile solo in una certa stagione a causa della necessità di certe condizioni climatiche (temperature gradevoli oppure neve, ecc).

tempus-fugitIpotizziamo un 60enne che vuole andare a sciare: rimanda rimanda rimanda ed è finito l’inverno…quindi deve rimandare a quando avrà 1 anno in più… e magari rimanderà anche l’inverno successivo e arriverà quindi a 62 anni, magari nel frattempo gli sarà venuta l’ernia al disco o l’artrosi all’anca… si farà operare e ,tempo dell’operazione e della totale ripresa, arriverà al prossimo inverno con 65 anni e ancora più possibilità di avere altri acciacchi.
Anche se quell’uomo riuscirà ad andare a sciare prima che il suo annuncio in bianco bordato di nero appaia in paese, vi pare normale che debbano passare 5 anni prima che ‘sta benedetta sciàta gli riesca?

Ma ci sono anche impedimenti dovuti a mancanza di entusiasmo o a impegni famigliari.  Forza, rispondete:
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto le ferie con zaino in spalla e biglietto inter-rail?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete dormito in spiaggia sotto alle stelle?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto il fuoco in spiaggia, completo di cannone e bagno notturno (magari nudi o in mutande)?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete avuto un’avventura con una nuova ragazza?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete dormito in tenda SULLA NEVE?
-quanti anni sono passati dall’ultima volta che avete fatto un viaggio in moto con temperature sotto allo zero?

E pure impedimenti dovuti a…boh… da giovani si diceva “per causa di forza maggiore”:
-quand’è stata l’ultima volta che avete fatto sesso come davvero avreste voluto, soddisfando completamente ogni fantasia, senza aver nulla da invidiare a un video porno?
-quando pensate che arriverà il momento giusto per realizzare i vostri sogni nel cassetto? Questa la so! Questa risposta ve la posso dare: se aspettate momento migliore, non ci sarà MAI! ADESSO è il momento più giusto! Solo che lo stiamo perdendo cazzeggiando in altre cose.

chaplin-charlie_sportivo_pdf7b9d-1-540x700Così i blogs si riempiono di lodi al sognare ad occhi aperti:”i sogni sono essenziali per vivere“. Certo: ma è masturbazione mentale, abbastanza simile a quella sessuale (magari dopo aver visto un porno).
Internet è pericolosa: su youporn c’è l’avviso che invita i minori di 18 anni a non proseguire, ma anche su certi altri siti (avventure, viaggi…) occorrerebbe lo stesso avviso ma in questo caso per i maggiori di 18.

Sarà è anche colpa del vivere in questo periodo dove regna il “yes, we can” o il “perchè io valgo“, ma io davvero in tutta obiettività mi sento di definire la vita così: “fondamentalmente noia ,quando non problemi e tribolazioni (che è peggio), interrotta da sporadici attimi di felicità più o meno rari”.
E la divina maledizione forse ancor peggiore è che ,se potessimo avere ciò che oggi diciamo di volere, poco dopo ci saremmo già annoiati, tutto diventerebbe scontato e di nuovo vorremmo altro (magari esattamente l’opposto, cioè ciò che avevamo prima).
Come lessi sul libro ,per me magnifico, “Nelle foreste siberiane” di Sylvain Tesson: “E’ come una pallina da ping pong che rimbalza tra due racchette. Ogni volta che si raggiunge il polo opposto, ci si sente per un attimo felici. Poi l’insoddisfazione torna. E’ il paradosso di gluck, la felicità chiusa nell’istante”.
Lui l’ha scritto in relazione al bisogno di solitudine/compagnìa, ma lo stesso concetto può secondo me valere per molti altri desideri.
indexCosì come la canzone di Califano “tutto il resto è noia” si riferisce espressamente alla vita sentimentale/coniugale ma io la vedo con un significato molto più ampio: io ogni tanto canto quella canzone, ma riferendomi a tutta la vita nella sua globalità.

Bivaccata solitaria (parte 3 di 3)

Yeee..! Eccoci alla fine!
Puntate precedenti:
https://sognatorefallito.wordpress.com/2017/08/30/bivaccata-solitaria-parte-1-di-3/
https://sognatorefallito.wordpress.com/2017/09/01/bivaccata-solitaria-parte-2-di-3/

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Nonostante mi sia sembrato di non aver dormito nemmeno 1 minuto, il giorno dopo ero stranamente fresco e in forma.
Dopo colazione ho fatto un giro sui Pizzi di Parlasco, una cresta molto panoramica ma con punti del percorso molto esposti e senza alcuna catena per attaccarsi.

Al di là della cresta c’è la Valsassina (a quell’ora ancora piena di umidità) da dove per anni ,da ragazzo, ho guardato la sagoma di quella montagna su cui mi trovavo in quel momento, quindi la voglia di proseguire e “fare mia” quella cresta era smisurata.
Tuttavia un punto troppo esposto mi ha fatto desistere. Più volte avevo cambiato idea: “preferisco non rompermi la testa” / “ma dai… vado anche in moto e mi cago sotto per un po’ di pericolo?”.
Ma il vento era forte e mi sbilanciava, soprattutto a causa dello zaino, quindi alla fine ho preferito evitare che accadessero disgrazie.
Leggendo le notizie dei numerosissimi incidenti in montagna accaduti questa estate, penso di aver fatto bene (quest’estate in particolare è stato un bollettino di guerra!).

Qualche foto , poi concludo con dei pensieri che mi si sono sviluppati nella zucca:

 

Ecco, per chiudere posso trarre queste conclusioni:

1- il romanticismo, la magia di queste situazioni solitarie e avventurose non è esattamente come la si legge sui blog degli altri. Sui blog ci sono foto magnifiche, mentre in realtà si è al buio pesto in mezzo al bosco. Ad ammazzare ragni.
Soprattutto devo dire di aver avvertito la solitudine che bussava ma ,essendo stata per me una situazione temporanea (un’occasione addirittura quasi “rubata”), non è riuscita a entrare e darmi fastidio. MA SOLO PERCHE’ ERA UNA SOLITUDINE RICERCATA!!!

2- sarebbe un punto 1-bis: mi immaginavo assorto nei miei pensieri, a crogiolarmi nella malinconia (del passato) e nell’ansia (del futuro) fissando la fiamma della candela, tra un sorso di bonarda e un sospiro da sognatore (seppur fallito); ma ho capito che questo stato emotivo si ha solamente quando qualcosa nella vita va male. Quando si sta male.
Quando invece si sta bene, quello stato non si raggiunge, purtroppo o per fortuna: i pensieri vagano poco e non si avverte la necessità di “filosofici” sospiri.
L’unico pensiero “illuminante” che è arrivato fra capo e collo mentre fissavo il muro illuminato dalla candela è stato: “vuoi vedere che magari anche la felicità per un nuovo lavoro si rivelerà una illusione??!? E ,quando otterrò il lavoro che cerco, scoprirò che lo volevo solamente perchè l’erba del vicino è sempre più verde?!?”.
Poi ho ripensato ai motivi obiettivi e molto concreti che mi stanno spingendo a cercare un altro posto e… mi sono tranquillizzato.

3- Ho capito completamente, anche se già ne avevo un’idea, di non essere particolarmente portato per le selvaggiate in versione solitaria, perchè non riesco mai ad addormentarmi: quando sono con amici dormo come un bambino, ma da solo passo una notte di merda. Il PRO della libertà totale viene sovrastato dal CONTRO di quella dannata ansia e di una lunga notte di merda.
L’idele sarebbe avere qualche amico con cui condividere questo genere di avventure, ma purtroppo non ne ho (e non se ne trovano facilmente come invece se ne trovano per altri hobbies) e quindi… niente: non è copa di nessuno, non è colpa del mio esser “ingabbiato”. E’ colpa della sfortuna. La vita va anche così.
Poi c’è anche da dire che ,se queste cose le facessi troppo spesso, non ci troverei più niente di così speciale.
Invece ora ,soprattutto adesso che è passata e non mi trovo più lì a schiacciare ragni, ne ho un magnifico ricordo!

In cuor mio ringrazio quel baitello, chi ha costruito, la natura tutta e il mio destino/dio che mi ha concesso questo privilegio.

 

Bivaccata solitaria (parte 2 di 3)

Puntata precedente: https://sognatorefallito.wordpress.com/2017/08/30/bivaccata-solitaria-parte-1-di-3/

Ho inziato a scrivere sul diario del bivacco che, peccato, alla fine mi son dimenticato di fotografare: è venuto un bello scritto e credo che farà sorridere (e anche un po’ sognare) gli escursionisti futuri che lo leggeranno.
Nel frattempo le nuvole si erano aperte e i raggi del sole filtravano illuminando di un piacevole giallo tutti gli alberi attorno. Molto bello, soprattutto dopo tanta pioggia.
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20170811_211014.jpgL’ansia dannata non mi mollava e pensavo “…e ancora nemmeno c’è buio!!!!”.
Invece quando il buio è arrivato mi sono rilassato, forse perchè sapevo che col buio (e il brutto tempo) non sarebbe passato di lì nessuno. In un certo senso ,nel buio, mi sentivo protetto.
Avevo visto delle pecore sul sentiero e temevo l’arrivo di un qualche pastore solitario e scorbutico. E puzzolente. Un orco insomma.
Invece ormai era buio pesto. Era fatta. Potevo star tranquillo!

 

Sono quindi uscito a fare foto al paesaggio notturno con vista sul lago di Como, con le luci dei paesi che iniziavano a specchiarsi nelle sue acque.
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Queste sono state le ore più belle del weekend. Una sensazione magnifica, io, lo sgabello che faceva da cavalletto fotografico e anche da tavolino “reggi-vizi” (vino e sigari), il buio pesto che mi proteggeva e il silenzio. Che silenzio.
Durante i tempi delle lunghe esposizioni fotografiche sorseggiavo bonarda e tiravo dal sigaro, aspettando di sentire i lievi click dei meccanismi della fotocamera. Senza fretta, senza qualcuno che mi aspettava, con tempo infinito a disposizione.
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Il cavalletto “reggi-vizi” (la bottiglia di plastica è la borraccia più leggera che esista)

 

 

Arrivato il momento di andare a nanna, ho scoperto che i ragni (tutti?) sono animali notturni: mentre con la luce del sole sembrava tutto così pulito, con l’arrivo del buio erano apparsi 2 ragni GIGANTESCHI e altri 3 con zampe corte ma più ciccioni, che forse facevano anche più schifo dei primi 2.
Lo ammetto: sarò andato contro il bon ton della vita nella natura, ma ho fatto strage! Non avrei mai dormito con quei ragni così grossi a spasso.
Devo dire che è il ricordo più spiacevole di quel weekend.
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Con e senza flash

Ma non era finita lì: materassino bucato! 😥
Col culo a terra, il pavimento era troppo freddo e ,temendo un forte mal di schiena, ho preferito spostarmi sul tavolone, più caldo ma egualmente duro.
Notte di merda: una scomodità pazzesca e completamente insonne (ma quest’ultima cosa l’avevo già messa in conto, indipendentemente dal materassino).
Ogni volta che stavo per addormentarmi, un qualunque rumore mi faceva sobbalzare.
Verso l’alba un qualche animale ha iniziato a fare avanti e indietro sul tetto in lamiera.

 

Fine seconda parte e fine della prima giornata, nottataccia compresa.
La prossima puntata sarà un’alba fresca e una giornata piena di luce gioiosa!

Bivaccata solitaria (parte 1 di 3)

Divido in 3 pezzi sia per non annoiare il lettore, sia per dare a me il tempo di sistemare testi e foto.

Venerdi 11/08/17, altro sogno trasformato in ricordo: una bivaccata completamente in solitaria (senza la mia compàgna e senza nemmeno avventurosi casuali con cui condividere la serata).
Inizialmente mi ero fissato col bivacco Emanuela ma ,vedendo che in estate quella montagna è più affollata della piazza del Duomo di Milano, all’ultimo ho preferito il baitello del Casis, poco conosciuto e in una zona poco frequentata.
C’avevo già fatto un salto in giornata, mesi fa:
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2359Me la pregustavo da tanto tempo, era una sorta di masturbazione mentale: sognavo ad occhi aperti di contemplare la notte/stelle/panorama, avvolto in atmosfere magiche e assorto in profonde meditazioni, nella ricerca di una risposta ai miei pensieri e ai miei dubbi (tra l’altro mi vien da dire: “…ma quali?”).

Partenza venerdi pomeriggio, con permesso per uscire prima dal lavoro e auto già caricata di tutto l’occorrente preparato nei giorni precedenti.
In tutto il torrido luglio e inizio agosto, ha piovuto (e tanto) 1 solo giorno. Indovinate quale?!
Ma fa niente: le previsioni dicevano che nel tardo pomeriggio avrebbe smesso. Peccato solo che le rimanenti nuvole mi avrebbero impedito di guardare le stelle cadenti.

Invece niente: ho fatto l’ascensione sotto il diluvio universale e ,ogni volta che pensavo “adesso smette”, ecco che rombava un tuono (Davvero! Non sto scherzando).
Sotto il mio poncho, riparato dalla pioggia ma fradicio di sudore, scorreva tanta acqua da poter ricavare energia elettrica e io avanzavo col mio pesante zaino, col cappuccio del poncho che mi andava davanti agli occhi e e gli occhiali che si appannavano/bagnavano.
In più momenti m’è preso lo sconforto e ho anche pensato che forse era un segno che qualche dio mi stava mandando: “questa bivaccata non s’ha da fare”. Ma con l’aiuto del mio solito “trucchetto” di pensare alle persone più sfortunate (disabili vari, affetti da malattie invalidanti, ecc) sono riuscito a non gettare la spugna.
E intanto la pioggia non mollava, non mollava e non mollava, MAI. Nemmeno per un attimo, per fermarsi a sistemarsi, per prendere l’acqua dallo zaino: niente, anzi altri tuoni.

Arrivato al bivacco il rumore sul tetto in lamiera era forte e abbastanza piacevole, ma ha smesso di piovere nel giro di pochi minuti (se non bestemmio….!!).
Lì, dopo essermi cambiato e ambientato, mentre la sera si avvicinava, ho iniziato ad avvertire quella maledettissima ansia che mi prende sempre tutte quelle volte (rare ma intense) che faccio delle cose del genere da solo.
Chiamarla paura non è del tutto corretto, perchè era causata da un pericolo inesistente e nemmeno ben definito! Questa è una strana sensazione piuttosto brutta che mi fa incazzare tantissimo perchè va contro il mio volere, contro il mio cervello razionale.
Ma già me l’aspettavo perchè l’avevo già provata in altre occasioni simili. Quella che m’ha stupito invece è stata la sensazione di….noia.
Già: ero solo come un cane e non avevo niente da fare. Niente.
Fuori piovigginava ancora e io ero bloccato in “casa” come in un qualunque noioso weekend di pioggia.
Mi son sentito un vero coglione.

Fino a qui una merda di racconto. Ma abbiate fede: la prossima puntata sarà migliore!